Tuesday, June 04, 2013

CHILE’S PRESIDENT PRAISES ROMERO




In another sign of Óscar Romero’s status, El Salvador’s martyr bishop received what is increasingly an obligatory tribute from a visiting dignitary—this time, the rightwing president of Chile, Sebastián Piñera, who stopped in the country for a brief visit.
In his arrival address at the airport, Mr. Piñera—the first billionaire elected president of Chile—praised the “Bishop of the Poor.”  Praising El Salvador’s and Chile’s common quests for independence and peace, he noted that some Salvadorans have garnered international acclaim.  He singled out Archbishop Romero, whom he said, “worked for the defense of human rights and for the defense of peace.”  He added that Romero is “beloved, admired and respected in Chile.”

Mr. Piñera is the latest visiting head of state to praise Romero.  The most prominent head of state to do so was U.S. President Barack Obama, who visited Romero’s grave in March 2011.  Before Mr. Obama, other Latin American leaders had similarly paid their respects at Romero’s Tomb, including Pres. Luiz Inácio Lula da Silva of Brazil, Pres. Fernando Lugo of Paraguay, and Pres. Rafael Correa of Ecuador.
Mr. Piñera is the first leader associated with the right to do so.  It was reported that Pres. Vicente Fox of Mexico had sought to visit Romero’s grave during a state visit in the 1990s, but was discouraged by the conservative Salvadoran government of the era from doing so. 

PDTE. CHILENO HOMENAJEA A MONS. ROMERO

 

 

 
Como una nueva seña del estatus de Mons. Romero, el obispo mártir de El Salvador recibió lo que se está volviendo un tributo obligatorio por parte de un dignatario visitante, esta vez, el presidente de Chile, Sebastián Piñera, quien anduvo en el país por una breve visita.

En su discurso de llegada en el aeropuerto, el señor Piñera, el primer multimillonario elegido presidente allá en Chile, elogió al 'obispo de los pobres'. Alabando a El Salvador y su búsqueda común con Chile por la independencia y la paz, señaló que algunos salvadoreños han dejado huella a nivel internacional. Señaló a Mons. Romero en particular, de quien dijo que él “luchó en la  defensa de los derechos humanos y en la defensa de la paz”. Agregó que Romero es “es un hombre querido, admirado y respetado en Chile”.

Piñera es el último mandatario visitante que hace homenaje a Mons. Romero. El Jefe de Estado más prominente de hacerlo fue el presidente de EE.UU. Barack Obama, quien visitó la tumba de Romero en marzo del 2011. Antes del Sr. Obama, otros líderes americanos ya habían rendido respeto de manera similar a la tumba de Romero, incluyendo los presidentes Luiz Inácio Lula da Silva de Brasil, Fernando Lugo de Paraguay y Rafael Correa, del Ecuador.
 
Piñera es el primer líder asociado con la derecha política en hacerlo. Se reportaba que el Pdte. Vicente Fox de México había tratado de visitar la tumba de Romero durante una visita de Estado en la década de los 1990, pero fue convencido por el gobierno salvadoreño conservador de la época de no debería hacerlo.

 

PRESIDENTE CILENO ELOGIA ROMERO




Come ulteriore segno della fama di Mons. Romero, il vescovo martire di El Salvador ha ricevuto quello che sta diventando un omaggio obbligatorio da un dignitario in visita, questa volta, il presidente del Cile, Sebastián Piñera, che si fermò nel paese per una breve visita.
Nel suo arrivo in aeroporto, il signor Piñera, il primo miliardario eletto nuovo presidente del Cile, ha elogiato il 'vescovo dei poveri'. Lodando la ricerca comune di El Salvador e Cile per l'indipendenza e la pace, ha detto che alcuni salvadoregni hanno lasciato il segno a livello internazionale. In particolare Romero, che ha detto che "ha lavorato in difesa dei diritti umani e in difesa della pace." Egli ha aggiunto che Romero "è un uomo amato, ammirato e rispettato in Cile".

Il presidente Piñera è l'ultimo visitatore officiale che rende omaggio a Mons. Romero. Il capo di stato più importante a farlo è stato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha visitato la tomba di Romero nel marzo 2011. Prima di Obama altri leader dell continente hanno arresi rispetto simile alla tomba di Romero, tra cui gli presidenti Luiz Inácio Lula da Silva del Brasile, Fernando Lugo del Paraguay e Rafael Correa dell'Ecuador.

Piñera è il primo leader associato con la destra politica di farlo. Ha stato riferito che Vicente Fox del Messico aveva provato a visitare la tomba di Romero nel corso di una visita di Stato nei primi anni 1990, ma è stato convinto dal governo conservatrice dell'era del non farlo.

Monday, June 03, 2013

PROSPETTIVE DI BEATIFICAZIONE




Quando mons. Jesús Delgado della Fondazione Romero, si è incontrato con il cardinale Jorge Mario Bergoglio nel maggio 2010, la causa di beatificazione di Mons. Oscar Romero sembrava essere in terapia intensiva.  Delgado ha ricordato Bergoglio che l’ora arcivescovo di Buenos Aires aveva detto tre anni prima che se fosse Papa, la prima cosa che vorrei fare è ordinare la beatificazione di Mons. Romero.  Bergoglio ha risposto: “Lo ricordo, il problema è che non potrò mai arrivare a essere papa. Io sono troppo vecchio per questo”. Cinque anni prima, Bergoglio aveva finito secondo nel conclave che ha eletto Benedetto XVI, che ha fatto una raffica di dichiarazioni positive sul Mons. Romero nel 2007-2008, ma poi cadde in silenzio sulla causa, concentrandosi la sua energia nella identità cristiana dell’Europa e in diversi scandali nella Chiesa.

Tre brevi anni più tardi, il card. Bergoglio è Papa, e la causa di beatificazione di Mons. Romero va avanti. Il vaticanista John Allen, Jr. ha pubblicato un’analisi nel 2011, che elenca cinque fattori che caratterizzano le cause di beatificazione, che hanno progredito nella “fast track” e Allen hanno concluso che la causa di Romero è stato esclusa dalla lista, al momento.  Ma se si pratica oggi l’analisi, è chiaro che la causa di Romero ora è conforme agli elementi.  Cause di fast track, Allen ha analizzato, “hanno un’organizzazione alle spalle pienamente impegnata per la causa, sia con le risorse e il buon senso politico per muovere la palla avanti”.  La beatificazione di Romero ha il sostegno della Comunità di Sant’Egidio, un movimento della chiesa con connessioni politiche e di influenza, e il suo consigliere spirituale, monsignor Vincenzo Paglia, è il Postulatore della causa. In secondo luogo, “i casi fast track comprendono una ‘prima’, di solito a riconoscere una specifica regione geografica o di un gruppo sotto-rappresentato”. Romero puo essere il primo santo di El Salvador, e il governo di El Salvador sta esercitando forti pressioni per la sua beatificazione.

In terzo luogo, Allen ha detto, le cause rapide, implicano “una questione politica o culturale simboleggiato da questi candidati che conferisce un percepito senso di urgenza”.  Questo è dove il contrasto tra la causa oggi e quello che era qualche anno fa, è più evidente. Come icona della ‘Chiesa dei poveri’, “Romero è il simbolo della Chiesa che papa Bergoglio vuole proiettata nelle periferie geografiche ed esistenziali”, il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo ha detto «La Stampa». In quarto luogo, le cause rapide tendono ad essere quelli per i quali “il Papa del giorno sente un investimento personale”. Secondo il cardinale Achille Silvestrini, “tra il magistero di papa Bergoglio e la testimonianza di fede offerta da Romero fino all’estremo sacrificio vi è un ‘idem sentire’ favorito dalla comune provenienza da una Chiesa come quella latinoamericana che ha sofferto e soffre ancora per mantenere la sua fedeltà al messaggio di Cristo”. Quinto, Allen ha scritto, “i casi accelerate in genere godono di sostegno gerarchico opprimente”.  «LaStampa» ha osservato che la figura di Romero è in aumento in Vaticano, sottolineando l’attenzione che la causa riceve dalla Radio Vaticana e L’Osservatore Romano (che ha presentato Romero questo fine settimana sulla copertina di sezione sulle donne, prima volta che un uomo ha stato cosi presentato).

Il Presidente di El Salvador, Mauricio Funes, ha riferito che quando ha incontrato Papa Francesco su Romero, il Pontefice non ha indicato se la beatificazione sarebbe “nei prossimi giorni o nei prossimi mesi”, ma lui ha detto che sarebbe essere “il più presto possibile”. Il suddetto signor Allen ha detto alla National Public Radio che sarebbe ora probabilmente “mesi, non anni” fino a quando la beatificazione di Romero sia formalmente annunciata dal Vaticano. Julian Filochowski, della Romero Trust, ipotizzato che, “Forse 2014 sarà l’anno di Romero come arcivescovo Paglia sembra anticipare”.  Sulla base delle dichiarazioni pubbliche di funzionari della Chiesa, e sui modelli di attività della Congregazione per le Cause dei Santi (numero di decreti emessi e dei tempi del loro annuncio) per gli ultimi 8 anni, così come sui sentieri di numerosi recenti “cause rapide” (tra cui Beato Giuseppe Puglisi, il cui argomento di martirio si seguirà nel caso Romero), Super Martyrio pensa che un annuncio per la beatificazione di Mons. Romero è possibile a dicembre di quest’anno. Ciò richiederebbe che il decreto essere preparato nei sei mesi tra l’annuncio che la causa ha stato “sbloccata” nel aprile 2013 fino alla riunione di ottobre della CCS. Questo tempismo sarebbe simile a ciò che è stato realizzato nei beatificazioni di Madre Teresa, Padre Pio e-più recentemente-Don Pino Puglisi.

In un certo senso, il sollevamento di carichi pesanti è fatto. Un anno fa, «La Stampa» chiamava la beatificazione Romero “la causa perduta”. Oggi, si dice che è un fait accompli.  Per Óscar Romero di San Salvador, la risurrezione già ha venuto.

PERSPECTIVAS DE BEATIFICACIÓN




 
Cuando, mons. Jesús Delgado de la Fundación Romero, se reunió con el cardenal Jorge Mario Bergoglio en mayo de 2010 la causa de beatificación de Mons. Óscar Romero parecía estar bajo cuidados intensivos. Delgado recordó a Bergoglio que el entonces arzobispo de Buenos Aires había dicho tres años antes de que si él fuera Papa, lo primero que haría es ordenar la beatificación del arzobispo Romero. Bergoglio le respondió: “No lo olvido, el problema es que yo nunca llegaré a ser papa, ya estoy demasiado viejo para eso”. Cinco años antes, el Card. Bergoglio habría terminado en el segundo lugar en el cónclave papal que eligió a Benedicto XVI, quien hizo una ráfaga de declaraciones positivas sobre Mons. Romero en el período 2007-2008, pero luego se quedó en silencio acerca de la causa, centrando su energía sobre la identidad cristiana de Europa y varios escándalos de la Iglesia.

Tres breves años más tarde, el Card. Bergoglio es Papa, y la causa de beatificación de monseñor Romero está en marcha. El vaticanista John Allen, Jr. publicó un análisis en 2011, que enumera cinco factores que caracterizan las causas de beatificación que han progresado en la “vía rápida” y Allen concluyó que la causa Romero estaba afuera de esa lista en aquel momento. Pero al hacer el análisis hoy, queda claro que Romero ahora reúne los elementos.  La causas de vía rápida, Allen analizó, “tienen una organización detrás de ellas completamente comprometida con la causa, con los recursos y la comprensión política para avanzar el balón”.  La beatificación de Romero cuenta con el respaldo de la Comunidad de Sant’Egidio un movimiento en Iglesia en ascenso y con buenos conectes, y su consejero espiritual—el arzobispo Vincenzo Paglia—es el postulador de la Causa. En segundo lugar, “los casos del carril expreso implican un ‘primero’, generalmente para reconocer una región geográfica específica o a una población infrarrepresentada”. Romero sería el primer santo para El Salvador, y el gobierno salvadoreño está presionando activamente por su beatificación.

En tercer lugar, Allen dijo, las causas de la vía rápida, implican “un tema político o cultural simbolizado por estos candidatos que presta una percepción de urgencia”. Aquí es donde el contraste entre la causa de hoy y lo que era hace unos años es más evidente. Como un icono de la ‘Iglesia de los pobres’, “Romero es el símbolo de la Iglesia que el Papa Bergoglio quiere proyectar hacia las periferias geográficas y existenciales”, el cardenal Andrea Cordero Lanza di Montezemolo ha dicho a «La Stampa» allá en Italia.  En cuarto lugar, las causas de la vía rápida tienden a ser aquellas por cual “el papa de turno tiene una inversión personal”. Según el cardenal Achille Silvestrini, “entre el magisterio del Papa Bergoglio y el testimonio de fe que ofreció Romero hasta el sacrificio extremo hay un ‘idem sentire’ [una ‘identidad de pensamiento’], favorecido por la común provenciencia de una Iglesia como la latinoamericana que ha sufrido y sufre todavía para mantener su fidelidad al mensaje de Cristo”. En quinto lugar, Allen escribió, “los casos carril expreso disfrutan generalmente del respaldo jerárquico de forma abrumadora”.  «La Stampa» señaló también que la figura de Mons. Romero está reventando en el Vaticano, y apuntó a la atención que recibe de la Radio Vaticana y del L’Osservatore Romano (que perfiló a Romero este fin de semana en la portada de la sección de mujeres, la primera vez que un hombre había sido presentado allí).

El presidente de El Salvador, Mauricio Funes, señaló que cuando se reunió con el Papa Francisco acerca de Romero, el Pontífice no indicó si la beatificación sería “en los próximos días o en los próximos meses”, pero sí dijo que lo sería “a la brevedad posible”. El mencionado Sr. Allen dijo a la National Public Radio que sería probable que ahora sea “meses, no años” hasta que la beatificación de Romero sea anunciada oficialmente por el Vaticano.  Julian Filochowski, de la Romero Trust, especuló que, “Quizás el 2014 sea el año de Romero—como el arzobispo Paglia parece anticipar.” En base a las declaraciones públicas de funcionarios de la Iglesia, y de los patrones de actividad de la Congregación para las Causas de los Santos (número de decretos emitidos y los tiempos de su anuncio) durante los últimos 8 años, así como las trayectorias de numerosas causas “vía rápida” recientes (incluyendo la del Beato Giuseppe Puglisi, cuyo argumento de martirio Romero seguirá), Super Martyrio analiza que el anuncio de la beatificación de Mons. Romero es posible ya para diciembre de este año. Eso requeriría que el decreto correspondiente se prepare dentro de los seis meses entre el anuncio de abril 2013 que la causa estaba “desbloqueada y la reunión de octubre de la CCS.  Ese tiempo sería similar a lo que se logró con las beatificaciones de la Madre Teresa, el padre Pío ymás recientementeel p. Puglisi.

En cierto sentido, el trabajo pesado ya ha está hecho.  Hace un año, «La Stampa» llamaba a la beatificación Romero la “causa perdida”. Hoy, se dice que está prácticamente asegurada. Para Óscar Romero de San Salvador, la resurrección ya ha llegado.

BEATIFICATION OUTLOOK



When, Msgr. Jesús Delgado of the Romero Foundation, met with Cardinal Jorge Mario Bergoglio in May 2010, Archbishop Óscar Romero’s beatification cause appeared to be on life support.  Delgado reminded Bergoglio that the then-Archbishop of Buenos Aires had said three years before that if he were Pope, the very first thing he would do is order the beatification of Archbishop Romero.  I remember it, the problem is that I will never get to be pope.  I am too old for that,” the Cardinal responded.  Five years earlier, Card. Bergoglio had reportedly finished in second place in the Papal Conclave that elected Benedict XVI, who made a flurry of positive statements about Archb. Romero in 2007-2008, but then went silent about the cause, focusing his energy on Europe’s flagging Christian identity and various Church scandals.

Three short years later, Card. Bergoglio is Pope and Archbishop Romero’s beatification cause is on the move.  Vatican watcher John Allen, Jr. published an analysis in 2011, which listed five factors that characterized beatification causes that progressed on the “fast track”—and Allen concluded that Romero’s cause was excluded from this list at the time.  But if we run the analysis today, it seems clear that Romero now satisfies its criteria.  Fast track causes, Allen analyzed, “have an organization behind them fully committed to the cause, with both the resources and the political savvy to move the ball.”  Romero’s beatification is backed by the Sant’Egidio Community, a well-connected and ascendant Church movement, and its spiritual adviser—Archbishop Vincenzo Paglia—is the Postulator of the Cause.  Second, “fast-track cases involve a ‘first,’ usually to recognize either a specific geographical region or an underrepresented constituency.”  Romero would be the first saint from El Salvador, and the government of El Salvador is actively lobbying for his beatification. 

Third, Allen said, fast track causes, involve “a political or cultural issue symbolized by these candidates that lends a perceived sense of urgency.”  This is where the contrast between the cause today and what it was a few years ago is most apparent.  As an icon of the ‘Church of the Poor,’ “Romero is the symbol of the Church that Pope Bergoglio wants to project to the geographical and existential peripheries,” Cardinal Andrea Cordero Lanza di Montezemolo told «La Stampa  Fourth, fast track causes tend to be ones in which “the sitting pope feels a personal investment.” According to Cardinal Achille Silvestrini, “there is an ‘idem sentire’ [‘an identity of thinking’] between the magisterium of Pope Bergoglio and the witness of faith offered by Romero to the point of making the ultimate sacrifice, which springs from a common origin in a Church such as a the Latin American Church, which has suffered and still suffers in order to maintain its fidelity to the message of Christ.”  Fifth, Allen wrote, “fast-track cases generally enjoy overwhelming hierarchical support.”  «La Stampa» noted that Romero’s figure is surging in the Vatican, noting the attention he now receives from Radio Vaticana and L’Osservatore Romano (which featured Romero this weekend on the cover of its women’s section—the first time a male had so been featured).

The President of El Salvador, Mauricio Funes, reported that when he met with Pope Francis about Romero, the Pontiff did not indicate whether the beatification would be “in the next few days or in the next few months,” but he did say it would be “as soon as possible.”  The aforementioned Mr. Allen told National Public Radio that it would now likely be “months, not years” until Romero’s beatification is formally announced by the Vatican.  Julian Filochowski, of the Romero trust, speculated that, “Maybe 2014 will be Romero’s year—as Archbishop Paglia seems to anticipate.”  Based on the public statements of Church officials, and on the patterns of activity of the Congregation for the Causes of Saints (numbers of decrees issued and times of their announcement) for the past 8 years, as well as on the paths of numerous recent “fast track causes” (including Blessed Giuseppe Puglisi, whose martyrdom argument the Romero case will follow), Super Martyrio analyzes that a beatification announcement relating to Archbishop Romero is possible by December of this year.  That would require the decrees to be prepared in six months—between the April 2013 announcement that the cause was “unblocked and the October meeting of the CCS.  That timing would be similar to what was achieved in the beatifications of Mother Teresa, Padre Pio and—most recently—Fr. Puglisi.

In a sense, the heavy lifting is done.  A year ago, «La Stampa» was calling the Romero beatification a “lost cause.”  Today, it is saying it is all but certain.  For Óscar Romero of San Salvador, the resurrection has already come.

Wednesday, May 29, 2013

ROMERO’S EUCHARISTIC ADORATION



Pope Francis reminds us that the world discounts Eucharistic Adoration.  Think of Mother Teresa,” the Pontiff says: “what does the spirit of the world say of Mother Teresa?  ‘Ah, Blessed Teresa is a beautiful woman, she did a lot of good things for others’...”  But, the Pontiff adds, “The spirit of the world never says that the Blessed Teresa spent, every day, many hours, in adoration ... Never! It reduces Christian activity to doing social good.”  The same can be said for Óscar Romero: the world remembers the “social good” he did, but never his Eucharistic adoration.  On the occasion of the Worldwide Eucharistic Adoration on June 2nd for this «Year of Faith,» we recall this important component of Archbishop Romero’s spirituality.

The wire dispatches reporting Archbishop Romero’s assassination during Mass highlighted the fact that, “The Mass is the central act of worship in the Catholic Church and Christ is believed to be present during the sacrament of Communion, or the Holy Eucharist, which is consecrated during Mass.” (A.P., Archbishop Assassinated, March 25, 1980.) Archbishop Romero’s martyrdom at the beginning of the Eucharistic liturgy was poignant given his devotion to the Eucharist. (See, William T. CAVANAUGH, Dying for the Eucharist or Being Killed by It: Romero’s Challenge to First-World Christians, THEOLOGY TODAY, July 2001.) He had regularly observed a “Holy Hour” of Eucharistic adoration in the Hospital Chapel where he was killed (photo credit: Duane W. Krohnke), “which he did with a lot of fervor, eloquence and profundity,” according to Sister Luz Isabel Cueva, who was the Superior of the nuns who ran the Hospital. (Carta a las Iglesias,Year XX, Nº.443-444, February 1-29, 2000Spanish.)

Inviting the faithful to join the Eucharistic adoration, Archbishop Romero explained its spiritual and dogmatic importance: “we are able to make an act of faith before the real presence of Christ in the Eucharist and offer our prayers for the great needs of our families, our nation, and the Church.” (January 1, 1978 Homily.) For Archbishop Romero, the act of faith was deeply intertwined with another important Christian virtue—charity: “At the same time we are able to perform an act of charity; one that is referred to in the Catechism as an act of mercy—namely, we are able to visit the sick and participate in a work that is not simply a name but rather a reality—that is, we are able to participate in this work of Divine Providence.” (Ibid.) Sister Luz Isabel recalled that, after or before the Holy Hour, Romero would go visit the patients and he would say to them, “You are the Suffering Christ and your bed is the Cross.” (Cartas, supra.)

Throughout his priestly life, Óscar Romero maintained a devout commitment to the sacramental and interior life of the soul, which he coupled with external action in solidarity. For example, while he was a priest in the San Miguel province of El Salvador,

 [h]e visited the countryside and the city jails. He organized catechism classes and first communions. He promoted the Legion of Mary, the Knights of the Holy Sepulcher, Alcoholics Anonymous, Catholic Action, the Cursillos de Cristiandad, the Apostleship of Prayer, the Guardians of the Blessed Sacrament, the Holy Rosary Association, the Third Order of St. Francis, and the diocesan branch of Caritas, which distributes food to the poor. He saw to it that Caritas also taught the people about nutrition. “He was always concerned with the whole person's welfare,” said a woman who worked with him for years in various activities in San Miguel.

 (James R. BROCKMAN, S.J., Oscar Romero: A Life, Orbis, New York, 1999, p. 40.)
In the earliest years of his priesthood, Óscar Romero understood that his faith needed to generate impacts in the worldly life of his parishioners to be authentic. “We have grown accustomed to seeing religion as a thing of the sacristy and processions and scapulars,” he lamented three years into his priestly life: “we have not been taught that religion is life ... because it encompasses every human sentiment and is capable of solving all the problems of history.” (Chaparrastique No. 1554, available here—in Spanish.) 
Therefore, Archbishop Romero’s Eucharistic adoration at the Divine Providence Chapel married the two aspects of his ministry—faith and charity. “We celebrate,” he proclaimed: “the faith that has brought us here together ... [E]ither standing as a sign of respect or on knee as a sign of adoration, [the faithful] affirm that before their eyes, under the appearance of bread and wine is the body and the blood of Christ, truly, really and substantially present.” (Corpus Christi 1979 Homily.) The Eucharist symbolizes, he preached, sacrifice and Communion. “The nourishment that Christ gives us is love ... It is like the family setting where a mother, even though poor, breaks the bread and shares this one bread with her children who are seated around the family table of unity.” (Id.)

Archbishop Romero is a fitting model for Pope Francis’ prayer intentions for the Worldwide Eucharistic Adoration for Church unity and her attentiveness to the silent scream of the needy.  He may have said it best in his final words, spoken seconds before he was killed:

[T]his Eucharist is an act of faith. Through Christian faith we know that at this moment the Wheaten Host is transformed into the body of the Lord, who offered Himself for the redemption of the world, and in this chalice the wine is transformed into the blood that was the price of salvation. May this body immolated and this blood sacrificed for mankind nourish us also, so that we may give our body and our blood to suffering and to pain, like Christ, not for self, but to bring about a harvest of justice and peace for our people.
[Following these words, Archbishop Romero was martyred in the chapel of his Eucharistic Adoration.]


LA ADORACIÓN EUCARÍSTICA DE MONS. ROMERO



El Papa Francisco nos recuerda que el mundo descuenta la Adoración Eucarística. “Piensen en la Madre Teresa”, dice el Pontífice: “¿qué cosa dice el espíritu del mundo sobre la Madre Teresa? ‘Ah, la Beata Teresa es una mujer buena, ha hecho tantas cosas buenas por los demás’...” Pero, añade el Papa: “El espíritu del mundo no dice jamás que la Beata Teresa, todos los días, por tantas horas, permanecía en adoración… ¡Jamás! Reduce la actividad cristiana a hacer el bien social”.  Lo mismo se puede decir de Monseñor Romero: el mundo recuerda el “bien social” que hizo, pero nunca la adoración eucarística. Con motivo de la Adoración Eucarística en simultánea mundial este 2 de junio en este «Año de la fe», recordamos este importante componente de la espiritualidad de Mons. Romero.

Los despachos reportando el asesinato de Mons. Romero celebrando la Misa destacaron el hecho de que, “La Misa es el acto central de adoración en la Iglesia Católica y se cree que Cristo está presente durante el sacramento de la Comunión o la Santa Eucaristía, que es consagrada durante la misa”. (AP, Arzobispo asesinado, 25 de marzo de 1980.) El martirio de Mons. Romero al comienzo de la liturgia eucarística fue aún más conmovedor, dada su devoción a la Eucaristía. (Véase, Cavanaugh, Dying for the Eucharist or Being Killed by It: Romero’s Challenge to First-World Christians [Morir por la Eucaristía, o ser asesinado por ella: Desafío de Romero a los cristianos del primer mundo], THEOLOGY TODAY, julio del 2001.) Había observado regularmente una “hora santa” de adoración eucarística en la capilla del hospital donde fue asesinado, “lo cual hacía con mucho fervor, elocuencia y profundidad”, de acuerdo a la Hermana Luz Isabel Cueva, la superior de las monjas que dirigían el Hospital. (Carta a las Iglesias, Año XX, Nº.443-444, 1-29 febrero 2000.)

Invitando a los fieles a unirse a la adoración eucarística, Mons. Romero explicó su importancia espiritual y dogmática: “podemos al mismo tiempo que hacer un acto de fe en la presencia real de Cristo en la Eucaristía y ejercitar nuestra oración por las grandes necesidades de la Patria, de la Iglesia, de las familias”. (Homilía del 1 de enero de 1978.) Para el arzobispo Romero, el acto de fe fue profundamente entrelazados con otra importante virtud cristiana, la caridad: “al mismo tiempo hacer un acto de caridad -que nos manda el Catecismo entre las obras de misericordia - visitar a los enfermos y ayudar a esa obra que verdaderamente tiene un nombre que no es sólo nombre sino realidad: La Divina Providencia”. (Ibid.) La Hermana Luz Isabel recuerda que, antes o después de la Hora Santa, Romero solía visitar a los pacientes y les decía: “Ustedes son el Cristo sufriente y su cama es la cruz”. (Carta, supra.)

A lo largo de su vida sacerdotal, Óscar Romero mantuvo un compromiso devoto a la vida sacramental y la vida interior del alma, que se combina con la acción externa en solidaridad. Por ejemplo, mientras que él era un sacerdote en el departamento de San Miguel de El Salvador,

 [É]l visitaba el campo y las cárceles de la ciudad. Organizó clases de catecismo y primeras comuniones. Promovió la Legión de María, los Caballeros del Santo Sepulcro, Alcohólicos Anónimos, la Acción Católica, los Cursillos de Cristiandad, el Apostolado de la Oración, los Guardianes del Santísimo Sacramento, la Asociación del Santo Rosario, la Tercera Orden de San Francisco, y la rama diocesana de Caritas, que distribuye alimentos a los pobres. Él se encargó de que Caritas también enseñara a la gente acerca de la nutrición. “Él siempre estaba preocupado por el bienestar de la persona integral”, dijo una mujer que trabajó con él muchos años en diversas actividades en San Miguel.

 (Brockman, Oscar Romero: A Life, pág. 40)

En los primeros años de su sacerdocio, Óscar Romero comprendió que era necesario que su fe generara impactos en la vida mundana de sus feligreses para ser auténtica. “Es que nos hemos acostumbrado a ver la religión como una cosa de sacristía y procesiones y escapularios”, lamentó a tres años de su vida sacerdotal: “o no se nos ha enseñado que la religión es vida ... porque es comprensiva de todos los sentimientos humanos y capaz de solucionar todos los problemas de la historia”. (Chaparrastique No. 1554, disponible aquí.)

Por lo tanto, la adoración eucarística de Mons. Romero en la capilla de la Divina Providencia abarcó los dos aspectos de su ministerio: la fe y la caridad. “Celebramos”, proclamó: “esa fe que nos ha traído a la Misa del domingo ... [Y]a sea de pie como señal de respeto, ya sea de rodillas como señal de adoración—reconoce que ante sus ojos está realmente en el signo del pan y del vino, verdadera, real y substancialmente presente el cuerpo y la sangre del Señor”. (Hom. Corpus Christi de 1979.) La eucaristía simboliza—predica monseñor—el sacrificio y la comunión: “el alimento que Cristo nos da es amor, es un mismo pan; como en la familia la mamá parte aunque sea pobre, el mismo pan para repartirlo a los niños, a los hijos y así se siente en torno de la mesa la unidad de la familia”. (Id.)

Mons. Romero es un modelo apropiado para las intenciones de oración del Papa Francisco para la adoración eucarística mundial, por la unidad de la Iglesia y su atención al grito silencioso de los necesitados.  Pudo haberlo expresado mejor en sus últimas palabras, pronunciadas segundos antes de ser asesinado:

[E]sta Eucaristía, es precisamente un acto de fe: Con fe cristiana sabemos que en este momento la Hostia de Trigo se convierte en el cuerpo del Señor que se ofreció por la redención del mundo y que en ese cáliz el vino se transforma en la sangre que fue precio de la salvación. Que este cuerpo inmolado y esta Sangre Sacrificada por los hombres nos alimente también para dar nuestro cuerpo y nuestra sangre al sufrimiento y al dolor, como Cristo, no para sí, sino para dar cosechas de justicia y de paz a nuestro pueblo.
[Después de estas palabras, Mons. Romero fue martirizado en la capilla de su Adoración Eucarística.]

L’ADORAZIONE EUCARISTICA DI MONS. ROMERO



Papa Francesco ci ricorda che il mondo scarta la Adorazione Eucaristica. “Pensate a Madre Teresa”, ha detto il Pontefice: “cosa dice lo spirito del mondo di Madre Teresa? ‘Ah, la Beata Teresa è una bella donna, ha fatto tante belle cose per gli altri’ ...” Ma, ha aggiunto il Pontefice, “Lo spirito del mondo mai dice che la Beata Teresa, tutti i giorni, tante ore, era in adorazione… Mai! Riduce al fare bene sociale l’attività cristiana”.  Lo stesso si può dire per Mons. Romero: il mondo ricorda il “bene sociale” che ha fatto, ma mai la sua adorazione eucaristica. In occasione della Solenne Adorazione Eucaristica in contemporanea mondiale il 2 giugno per questo «Anno della Fede», ricordiamo questa importante componente della spiritualità di Mons. Romero.

I dispacci di l’assassinio di Mons. Romero durante la Messa hanno evidenziato il fatto che, “La Messa è l’atto centrale del culto nella Chiesa cattolica e Cristo si crede di essere presente durante il sacramento della Comunione, o la Santa Eucaristia, che viene consacrata durante la Messa”. (AP, Arcivescovo assassinato, 25 marzo 1980.) Il martirio di Mons. Romero all’inizio della liturgia eucaristica è stata toccante dato la sua devozione per l’Eucaristia. (Vedere, William T.Cavanaugh, Dying for the Eucharist or Being Killed by It: Romero’s Challenge to First-World Christians [Morire per l’Eucaristia o essere uccisi da essa: Sfida di Romero ai cristiani del primo mondo], THEOLOGY TODAY, luglio 2001—in inglese.) Aveva osservato regolarmente una “Ora Santa” di adorazione eucaristica nella cappella dell’ospedale dove è stato ucciso, “che ha fatto con un sacco di fervore, eloquenza e profondità”, secondo suor Luz Isabel Cueva, che era la superiora delle suore che gestivano l’Ospedale. (Carta a las Iglesias, Anno XX, Nº 443-444, 1-29 Febbraio, 2000—in spagnolo.)

Invitando i fedeli a unirsi l’adorazione eucaristica, Mons. Romero ha spiegato la sua importanza spirituale e dogmatica: “noi siamo in grado di fare un atto di fede prima che la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e offrire le nostre preghiere per i grandi bisogni delle nostre famiglie, la nostra nazione, e la Chiesa”.    (Omelia 1 Gennaio 1978—in spagnolo.) Per Mons. Romero, l’atto di fede è stato profondamente intrecciato con una altra importante virtù cristiana, la carità: “Allo stesso tempo, siamo in grado di compiere un atto di carità; uno che viene indicato nel Catechismo come un atto di misericordia, cioè, siamo in grado di visitare i malati e partecipare a un lavoro che non è semplicemente un nome ma una realtà, cioè, siamo in grado di partecipare a questo lavoro di Divina Provvidenza”. (Ibid.) Suor Luz Isabel ha ricordato che, prima o dopo l’Ora Santa, Romero sarebbe andare a visitare i pazienti e diceva loro: “Voi siete il Cristo sofferente e il vostro letto è la croce”. (Cartas, supra).

Durante tutta la sua vita sacerdotale, Óscar Romero mantenuto un impegno devota alla vita sacramentale e interiore dell’anima, che egli associò con l’azione esterna nella solidarietà. Per esempio, mentre lui era un prete della provincia di San Miguel di El Salvador,

Ha visitato la campagna e le carceri della città. Ha organizzato corsi di catechismo e le prime comunioni. Ha promosso la Legione di Maria, i Cavalieri del Santo Sepolcro, Alcolisti Anonimi, l’Azione Cattolica, i Cursillos di Cristianità, l’Apostolato della Preghiera, i Guardiani del Santissimo Sacramento, l’Associazione del Rosario Santo, il Terzo Ordine di San Francesco, e il ramo diocesano della Caritas, che distribuisce cibo ai poveri. Egli fece in modo che la Caritas anche insegnato al popolo sulla nutrizione. “Era sempre preoccupato del benessere di tutta la persona”, ha detto una donna che ha lavorato con lui per anni in varie attività a San Miguel.

 (James R. BROCKMAN, SJ, Oscar Romero: A Life, Orbis, New York, 1999, p. 40)

Nei primi anni del suo sacerdozio, Óscar Romero capì che era necessario per la autenticità della sua fede generare impatti nella vita mondana dei suoi parrocchiani. “Siamo abituati a vedere la religione come una cosa della sacrestia e processioni e scapolari”, ha lamentato tre anni nella sua vita sacerdotale: “Non è stato insegnato che la religione è la vita ... perché comprende ogni sentimento umano ed è in grado di risolvere tutti i problemi della storia”. (Chaparrastique No. 1554, disponibile qui—in spagnolo.)

Pertanto, l’adorazione eucaristica di Mons. Romero nella Cappella della Divina Provvidenza ha sposato i due aspetti del suo ministero, la fede e la carità. “Celebriamo”, ha proclamato: “la fede che ci ha portati qui insieme ... Sia in piedi in segno di rispetto o in ginocchio in segno di adorazione, [i fedeli] affermano che ante i loro occhi, sotto le specie del pane e del vino è il corpo e il sangue di Cristo, veramente, realmente e sostanzialmente presente”. (Omelia Corpus Christi 1979—in spagnolo.) L’Eucaristia simboleggia—predicò egli—sacrificio e comunione. “Il nutrimento che Cristo ci dona è amore ... E ‘come l’ambiente familiare in cui una madre, anche se povero, spezza il pane e le quote di questo pane con i suoi figli che sono seduti intorno al tavolo della unità familiare”. (Id.)

Mons. Romero è un modello adatto per gli intenzioni di preghiera dell Papa Francesco per l'Adorazione eucaristica mondiale, per l'unità della Chiesa e la sua attenzione per l'urlo silenzioso dei bisognosi.  Probabilmente ha detto meglio nelle sue ultime parole, pronunciate pochi secondi prima di essere ucciso:

Questa Eucaristia è un atto di fede. Mediante la fede cristiana sappiamo che in questo momento l'ostia si trasforma nel corpo del Signore, che offrì se stesso per la redenzione del mondo, e in questo calice il vino si trasforma nel sangue che è stato il prezzo della salvezza. Che questo corpo immolato e questo sangue sacrificato per gli uomini noi nutrire anche, così che noi possiamo dare il nostro corpo e il nostro sangue alla sofferenza e al dolore, come Cristo, non per noi stessi, ma per realizzare un raccolto di giustizia e di pace per il nostro popolo.
[Dopo queste parole, Mons. Romero fu martirizzato nella Cappella della sua Adorazione Eucaristica.]

Tuesday, May 28, 2013

EL PADRE GRANDE, “BEATO”?

 

Cuando el Papa Francisco recibió al presidente Funes de El Salvador, le dijo que después de Mons. Romero podrán venir otras canonizaciones, y mencionó explícitamente el jesuita Rutilio Grande, amigo personal de Romero que fue asesinado en 1977. El asesinato afectó profundamente a Romero, quien se inspiró en su ejemplo.

Pero, ¿quién fue Rutilio Grande? Un nuevo libro de Thomas Kelly de la Universidad de Creighton trata de responder a esta pregunta. When the Gospel Grows Feet: Rutilio Grande, SJ, and the Church of El Salvador; An Ecclesiology in Context (Cuando el Evangelio crece Pies: Rutilio Grande y la Iglesia de El Salvador, una eclesiología en contexto), Liturgical Press, 2013, explora la idea de la “iglesia”, promovida por el p. Grande en El Salvador. El jesuita Jon Sobrino dice que “Este libro es una lectura obligada para aquellos que quieran entender cómo la Iglesia entró en la vida de su pueblo en El Salvador después del Concilio Vaticano II y Medellín a través del ministerio de Rutilio Grande”.

Kelly está interesado en cómo responde la Iglesia Católica o no responde a los problemas contemporáneos de la paz y la justicia. “La teología católica camina por los polvorientos caminos de la historia”, dice el p. Kevin F. Burke de la Universidad de Santa Clara. “En su forma más elemental, la teología católica es una biografía”.  En este sentido, Sobrino concluye: “Cuando se comienza con Rutilio, su vida, su ministerio y su muerte—entonces se puede entender el período de sufrimiento experimentado por la iglesia profética de El Salvador”.

Más información [aquí].

“BEATO RUTILIO GRANDE”?


Quando Papa Francesco ha ricevuto il presidente Funes di El Salvador, ha detto che dopo monsignor Romero potrebbero esserci altre canonizzazioni, e ha citato esplicitamente  il gesuita Rutilio Grande, un amico personale di Romero ucciso nel 1977.  L’omicidio colpì profondamente Romero, che dal suo esempio trasse poi ispirazione.

Ma chi era Rutilio Grande?  Un nuovo libro di Thomas Kelly della Creighton University cerca di rispondere a questa domanda.  When the Gospel Grows Feet: Rutilio Grande and the Church of El Salvador; An Ecclesiology in Context, Liturgical Press 2013 (Quando il Vangelo cresce Piedi: Rutilio Grande e la Chiesa di El Salvador; un'ecclesiologia in Contesto) esplora l'idea di "chiesa" promossa dal p. Grande a El Salvador.  Il gesuita Jon Sobrino dice che “Questo libro è una lettura obbligata per tutti coloro che vogliono capire come la Chiesa è entrata nella vita della sua gente in El Salvador dopo il Concilio Vaticano II e Medellin attraverso il ministero di Rutilio Grande”. 

Kelly è interessato a come reagisce la Chiesa cattolica o non riesce a rispondere ai problemi contemporanei di pace e di giustizia.  La teologia cattolica cammina per le strade polverose della storia”, dice p. Kevin F. Burke della Santa Clara University.  Nella sua forma più elementare, la teologia cattolica è biografia”.  In questo senso, Sobrino conclude, “Quando si inizia con Rutilio, la sua vita, il suo ministero e la sua morte—allora si può capire il periodo di sofferenza sopportato dalla chiesa profetica di El Salvador”.

Maggiori informazioni [qui].

“BLESSED RUTILIO GRANDE?”


When Pope Francis received President Funes of El Salvador, he told him that after Archbishop Romero other canonizations may be coming, and he explicitly mentioned the Jesuit Rutilio Grande, a personal friend of Romero who was killed in 1977. The assassination deeply affected Romero, who then drew inspiration from his example.  (Photo: Pope Paul VI shown a picture of Fr. Grande.)

But who was Rutilio Grande? A new book by Thomas Kelly of Creighton University seeks to answer this question.  When the Gospel Grows Feet: Rutilio Grande and the Church of El Salvador, An Ecclesiology in Context, Liturgical Press, 2013, explores the understanding of “church” promoted by Fr. Grande in El Salvador. The Jesuit Jon Sobrino says that “This book is a must-read for those who want to understand how the Church entered into the lives of its people in El Salvador after Vatican II and Medellin through the ministry of Rutilio Grande, S.J.

Kelly is interested in how the Catholic Church responds or fails to respond to contemporary problems of peace and justice. “Catholic theology walks the dusty roads of history,” says Fr. Kevin F. Burke of Santa Clara University. “At its most elemental, Catholic theology is biography.” In this sense, Sobrino concludes, “When you begin with Rutilio, his life, his ministry and his death--then you can understand the period of suffering endured by the prophetic church of El Salvador.

More information [here].