Tuesday, July 05, 2016

Io Sto Con Papa Francesco


 
BEATIFICAZIONE DI MONSIGNOR ROMERO, 23 MAGGIO 2015
 

 




In i classici Racconti di Canterbury di Chaucer, le conversazioni di un gruppo di pellegrini che viaggiano insieme per venerare le reliquie del martire San Tommaso Becket sono al centro. Allo stesso modo, dopo un pellegrinaggio alla cattedrale di LosAngeles per venerare le reliquie dei tre martiri e un santo missionario, le conversazioni condivise con gli altri pellegrini hanno garantito un’ulteriore riflessione per me. Oggi, voglio scrivere su un particolare argomento delle conversazione dal pellegrinaggio: la violenza di cattolici contro cattolici. E nel processo, voglio esprimere il mio sostegno per il Papa Francesco.

Durante l’omelia per la presentazione dei reliquie, l’Arcivescovo Jose H. Gomez ha sottolineato che tutti e quattro santi—SS. Tommaso More, Giovanni Fisher, Junipero Serra e il beato Oscar Romero—“hanno avuto problemi con le autorità dove hanno vissuto. Tutti!” Per i tre martiri, le somiglianze vanno al di là di questo. Non solo hanno avuto problemi con le autorità del governo del loro tempo, ma queste ultime sono state distintamente cattolici.

Nel caso di Romero, Papa Francesco ha riconosciuto che il martire “fu diffamato, calunniato, infangato, ossia il suo martirio continuò persino da parte dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato”. Anche alla vigilia della beatificazione di Romero, un cardinale di Madrid li fatto pressioni l’episcopato spagnolo per boicottare la cerimonia. In effetti, il fatto che Romero è stato assassinato in un paese di maggioranza cattolico, dai cattolici battezzati, è stato spesso raffigurato come un ostacolo per la sua beatificazione. “Un martire viene ucciso da gente che non sono cristiani”, ha spiegato il vescovo Gregorio Rosa Chávez, un sostenitore Romero, nella televisione cattolica salvadoregna. “Ma in questo caso, gli assassini sono persone battezzati, persone che dovrebbero pregare e andare in chiesa. Come si spiega come questo può essere un rifiuto di Cristo e della sua dottrina?

Contrariamente alla supposizione comune, Romero non è l’unico martiri cristiani in tale circostanza. SS. Tommaso More e Giovanni Fisher, i santi inglesi le cui reliquie furono esposti insieme a Romero, sono stati messi a morte dal re Enrico VIII dopo aver rifiutato di riconoscere la Chiesa stabilita nella sua rottura da Roma nel corso del 16 ° secolo. Tuttavia, la rottura di Enrico era a causa di un disaccordo su un divorzio che il re voleva ottenere e che il Papa non avrebbe autorizzato. Enrico era altrimenti un devoto cattolico, che aveva scritto una fortissima storta a Martin Lutero, e in tal modo ottenuto il titolo di “Difensore della Fede” da Roma. Dopo la sua rottura formale con il Papa, la Chiesa di Enrico ha mantenuto la sua dottrina cattolica.

La contraddizione sul come un “difensore della fede” può esibire “odio alla fede” (un requisito di martirio che le esecuzioni dei SS. Tommaso e Giovanni hanno soddisfatto) è stato un grande argomento nella conversazione tra nostri pellegrini. L’apparente paradosso mi ha fatto pensare di come molti cattolici oggi sono pronti a condannare gli altri cattolici, anche ripetendo la pretesa di Enrico di presumere di sapere meglio che il papa. Mi ha fatto pensare di dissidenti che accusano Papa Francesco di diffondere confusione ed errori sulla fede. Mi ha anche ricordato che San Tommaso d’Aquino ha definito l’orgoglio come “una specie di disprezzo di Dio e di coloro che portano il suo incarico”.

Sentiamo molte voci cattoliche così disposti a denunciare i cattolici, anche i vescovi—anche il Papa!—per essere presumibilmente in qualche modo carenti nella loro fede, ma queste voci non sono autorizzati; non è la loro competenza di rendere tali giudizi. L’orgoglio può costituire un grave reato ogni volta che l’arroganza è l’occasione di grande danno ad un altro intraprendendo funzioni per le quali la persona manca la conoscenza o l’autorità necessaria. Romero ha messo in guardia contro tale oltrepassare. Si può pregare per i sacerdoti erranti, si può parlare i punti di dissenso direttamente con loro, o anche riferire alle autorità ecclesiastiche competenti. Oltre a ciò, tu non sei la Congregazione per la Dottrina della Fede. “Nessuno a parte la gerarchia ha il diritto di dire se questo prete predica o non predica il Vangelo,” ammonì Romero (omelia del 29 maggio 1977).

Il mese scorso, la tradizionalista Fraternità San Pio X ha rilasciato una dichiarazione che accusa Papa Francesco di diffondere confusione ed errori sulla fede. “La Fraternità San Pio X prega e fa penitenza perché il Papa abbia la forza di proclamare integralmente la Fede e la Morale,” riferisce la dichiarazione. La dichiarazione ha fatto eco, ed è stato applaudita, dai commentatori cattolici conservatori. Il prete blogger Rev. John Zuhlsdorf annotato la frase sopra citata con il suo commento: “Sento un ‘Amen!’?

Fortunatamente, ci sono anche voci che si alzano per difendere e sostenere il Papa. Recentemente, il “curas villeros” (preti delle baraccopoli) di Buenos Aires insieme ad una associazione laicale chiamata “Generacion Francisco”, hanno rilasciato una dichiarazione difendendo Francesco contro un “brutale campagna contro di lui con attacchi di ogni genere.” Il Vescovo Argentino Oscar Ojea anche emesso una lettera lamentandosi degli sforzi per “oscurare il messaggio evangelico e profetico [del papa],” con “opinioni devianti, ipotesi e informazioni non verificate.”

Alla luce di questi sviluppi, io getterò la mia sorte fermamente dalla parte della comunione con Pietro. Potrei aggiungere che questo va ben al di là di una certa fedeltà con Papa Francesco e si estende fino al ministero petrino come ben compreso in un quadro di fratellanza cristiana.

In caso contrario, fintanto che continuiamo a cedere all’orgoglio peccaminoso, il pericolo dei cattolici martirizzati dai fratelli cattolici rimarrà un pericolo sempre presente.

Sunday, July 03, 2016

Romero relics attract, inspire faithful



BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015

The faithful line up to venerate the relics of Blessed Romero and the other saints.

#BlessedRomero #MartyrOfMercy
Hundreds of faithful crowded the Los Angeles Cathedral on Friday, July 1 to venerate the relics of a quartet of saints from England and the Americas:
  • Saint Thomas More, the Lord Chancellor of England executed by King Henry VIII in 1535 for his opposition to the British rupture with the Catholic Church;
  • Saint John Fisher, English archbishop and Cardinal killed weeks before St. Thomas, for the same reasons;
  • Saint Junipero Serra, the missionary of California from the 1700s, canonized by Pope Francis during his visit to the United States last year; and
  • Blessed Oscar A. Romero, the Salvadoran martyr-bishop killed in 1980 and beatified last year.
Los Angeles Archbishop Jose H. Gomez gave the homily at the well-attended Friday lunchtime Mass. “These four saints had challenges with the authorities where they lived,” said the archbishop. “All of them! It’s interesting, isn’t it?”  Then he proposed the explanation for the fact and its consequences: “Following Jesus means that we are going to come in conflict with the authorities in society, just as Jesus did and just as the saints and martyrs did.”
After the Eucharist, the organizers played a recording of Romero urging the Salvadoran army not to massacre peasants. “No one has to fulfill an immoral law,” Romero was heard to say, in words that sounded startlingly in tune with the American bishops’ campaign on religious freedom.
Greg Weiler, a member of the St. Thomas More Society, a Catholic lawyers’ group, who traveled from Orange County to attend the event, said he felt chills when he heard Romero’s voice in the cathedral. Weiler had not heard Romero’s voice before, and the audio clip and its translation into English by the pastor of the cathedral, intensified his interest to better understand Romero’s message.
The relics of the Salvadoran Blessed were added as an exclusive attraction of the L.A. leg of the tour and received top billing in the promotion of the event, given the presence of so many Salvadorans in the Archdiocese of Los Angeles. The use of the relics was made possible by the beneficence of Maria Hilda and Guillermo Gonzalez, who loaned the relics—a piece of a sheet with the blood of the martyr and a microphone he had used.
Maria Hilda Gonzalez recounted how she and her husband obtained the microphone during the funeral of the martyr archbishop on March 30, 1980 after being trapped inside the Salvadoran cathedral when disturbances disrupted the funeral rites for the prelate. Her husband found Romero’s microphone discarded nearby.
Mrs. Gonzalez explained the importance of the microphone, which “we have preserved all our life knowing that he [Romero] often said that we have to be the microphones of God and we ask God through the intercession of Archbishop Romero to let us be true microphones, seeking as he did justice and peace in our families and in our communities and our country.”
Speaking to Super Martyrio, Mr. Gonzalez also highlighted the importance of preserving the memory of the Blessed. “We have to keep Archbishop Romero in our hearts because he gave his life for us,” he said.
In his homily, Archbishop Gomez asked the four revered figures to work a miracle. “We ask these saints today to intercede for the persecuted church,” Gomez said, “to give our brothers and sisters courage and comfort”.

Reliquias Romero atraen, inspiran a feligreses



BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015

Fieles hacen fila para venerar las reliquias del Beato Romero y los otros santos.

Centenares de fieles aglomeraron la Catedral de Los Ángeles el viernes 1 de julio para venerar las reliquias de un cuarteto de santos de Inglaterra y de las Américas:
  • Santo Tomás Moro, el canciller de Inglaterra ejecutado por el Rey Enrique VIII en 1535 por su oposición a la ruptura británica con la Iglesia Católica;
  • San Juan Fisher, el cardenal y arzobispo inglés matado semanas antes que Santo Tomás, por las mismas razones;
  • San Junípero Serra, el misionero de California de los 1700s, canonizado por el Papa Francisco durante su visita a Estados Unidos el año pasado; y
  • el Beato Óscar A. Romero, el obispo mártir salvadoreño muerto en 1980 y beatificado también el año pasado.
El Arzobispo de Los Ángeles José H. Gómez llevó la homilía de la concurrida Misa de viernes a mediodía.  “Estos cuatro santos tuvieron problemas con las autoridades donde vivían”, exclamó el arzobispo. “Todos los tuvieron. Es interesante, ¿no?”  Luego propuso la explicación del hecho, y sus consecuencias: “Seguir a Jesús significa que vamos a entrar en conflicto con las autoridades de la sociedad, tal como lo hizo Jesús, y también como lo hicieron los santos y los mártires”.
Después de la Eucaristía, los organizadores del evento tocaron una grabación de Romero en la que exhorta al ejército salvadoreño a no masacrar campesinos.  “Una ley inmoral, nadie tiene que cumplirla”, dice Romero, en palabras que encajaban asombrosamente con la campaña de los obispos estadounidenses sobre la libertad religiosa.
Greg Weiler, un miembro de la Sociedad de Santo Tomás Moro, una sociedad de abogados católicos, que viajó desde el Condado de Orange para asistir al evento, dijo que sintió escalofríos al oír la voz de Romero en la catedral. Weiler no había escuchado la voz de Romero anteriormente, y el fragmento y su traducción al inglés por el pastor de la catedral, intensificaron su interés por conocer mejor el mensaje de Romero.
Las reliquias del Beato salvadoreño fueron agregadas como atracción exclusiva del tramo L.A. de la gira y encabezaron la cartelera en la promoción del evento dado a la presencia de muchos salvadoreños en la Arquidiócesis de Los Ángeles.  La introducción de las reliquias fue hecho posible por la beneficencia de María Hilda y Guillermo González, quienes prestaron las reliquias—un pedazo de una sábana con la sangre del mártir y un micrófono usado por él.
María Hilda González contó como ella y su esposo adquirieron el micrófono durante el funeral del arzobispo mártir el 30 de marzo de 1980 después de quedar atrapados adentro de la catedral salvadoreña cuando disturbios interrumpieron los ritos funerales del prelado.  Su esposo encontró el micrófono de Romero abandonado en sus cercanías.
La Sra. González explicó la importancia del micrófono, el cual “hemos conservado por nuestra vida sabiendo que él [Romero] muchas veces dijo que nosotros éramos micrófonos de Dios y pidiéndole a Dios por intercesión de Mons. Romero que podamos ser verdaderos micrófonos, buscando como él la justicia y la paz en nuestras familias y en nuestras comunidades y en nuestros pueblos”.
Hablando con Súper Martyrio, el Sr. González también resaltó la importancia de cuidar la memoria del Beato.  “Tenemos que mantener a Mons. Romero en nuestros corazones porque él dio su vida por nosotros”, dijo.
En su homilía, el Arzobispo Gómez pidió a los cuatro venerados personajes que obraran un milagro.  “Pedimos hoy a estos santos interceder por la iglesia perseguida”, dijo Gómez, “para darles a nuestros hermanos valentía y consuelo”.

Wednesday, June 29, 2016

Romero relics in L.A.


 
BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015
 

#BlessedRomero #MartyrOfMercy

A handkerchief with the blood of Blessed Oscar Romero from the day that he was assassinated on March 24, 1980 while celebrating Mass in San Salvador and a microphone that he used to celebrate Mass every Sunday will be exhibited for veneration at the Cathedral of Our Lady of the Angels in Los Angeles this Friday July 1st, alongside the relics of Saints Thomas More and John Fisher, two 16th-century English martyrs.

Archbishop Jose H. Gomez will welcome the relics during a special Mass at 12:10 p.m., followed by a presentation from the curator of the English saints’ relics from 12:50 p.m. to 2 p.m.  The relics of the English saints had been touring various American cities as part of the U.S. bishops Fortnight For Freedom campaign.  Blessed Romero’s relics were added as an exclusive feature of the L.A. leg of the tour and they are receiving top billing in the L.A. Archdiocese’s promotion of the event as the “Relic Tour of Blessed Oscar Romero, alongside relics of St. Thomas More & St. John Fisher.”

By coincidence, the curator who tends to the relics of St. Thomas More and St. John Fisher in Britain is the same conservation expert who preserved the relics of Blessed Romero in El Salvador, including the relic used at the beatification ceremony last year.  The relics that will be displayed in L.A., however, are of different provenance.

The Romero relics are on loan from a Salvadoran family in Los Angeles, sources in the L.A. Archdiocese told this blog.  The family will be present during the Mass.  The relics will only be available at the Cathedral for public veneration on July 1, after the noon Mass until 2 p.m.

The L.A. Archdiocese, home to over a quarter million Salvadorans, has long embraced the Salvadoran martyr.  In 2011, Archbishop Gomez authored a statement by the United States Conference of Catholic Bishops (USCCB) commemorating Romero’s martyrdom.  Last year, he led a thanksgiving Mass following Romero’s beatification.  In a nod to the Salvadoran community, California Gov. Jerry Brown attended the Mass. Salvadorans are the second largest foreign born group in Los Angeles, and 57% of them are Catholics. 

Thanksgiving Mass, 2015.  Photo courtesy L.A. Archdiocese.
Before Archbishop Gomez, his predecessor Cardinal Roger Mahony, who championed immigrants’ and farmworkers’ rights and was fluent in Spanish, presided a memorial Mass in San Salvador for the 20th anniversary of Romero’s martyrdom in the year 2000.  Mahony was the only American cardinal who attended Romero’s beatification last year.

Reliquias Romero en L.A.


 
BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015
 

 




Un pañuelo con la sangre del Beato Óscar A. Romero del día en que fue asesinado el 24 de marzo 1980 celebrando una Misa en San Salvador y un micrófono que usaba al celebrar la Misa todos los domingos serán expuestos para la veneración en la Catedral de Nuestra Señora de Los Ángeles en los Ángeles, Calif., junto a las reliquias de los Santos Tomás Moro y Juan Fisher, dos mártires ingleses del siglo XVI, este viernes 1ero de julio.

El Arzobispo José H. Gómez recibirá las reliquias durante una misa especial a las 12:10 p.m., seguida por una presentación del conservador de las reliquias de los santos ingleses desde las 12:50 p.m. to 2 p.m. Las reliquias de los santos ingleses han estado recorriendo varias ciudades como parte de la campaña “Quincena por la Libertad” de la Conferencia de Obispos Católicos de los Estados Unidos. Las reliquias del Beato Romero fueron agregadas como atracción exclusiva del tramo L.A. de la gira y están encabezando la cartelera en la promoción del evento por la Arquidiócesis de L.A. como el “Tour de la Reliquia del Beato Oscar Romero, junto con las reliquias de Santo Tomás Moro y San Juan Fisher”.

Por coincidencia, la conservadora que atiende las reliquias de Santo Tomás Moro y San Juan Fisher en Gran Bretaña es la misma experta en conservación que preparó las reliquias del Beato Romero en El Salvador, incluyendo la reliquia usada en la ceremonia de beatificación del año pasado. Las reliquias que se mostrarán en Los Ángeles, sin embargo, son de diferente procedencia.

Las reliquias Romero han sido prestadas por una familia salvadoreña en Los Ángeles, fuentes de la Arquidiócesis L.A. dijeron a este blog. La familia estará presente durante la misa. Las reliquias sólo estarán disponibles en la catedral para la veneración pública el 1 de julio, después de la misa, desde el mediodía hasta las 2 p.m.

La Arquidiócesis de L.A., morada de más de un cuarto de millón de salvadoreños, ha acogido desde hace tiempo al mártir salvadoreño. En 2011, el Arzobispo Gómez fue autor de una declaración de la Conferencia de Obispos Católicos de los Estados Unidos para conmemorar el martirio de Romero. El año pasado, presidió a una misa de acción de gracias por la beatificación de Romero. En homenaje a la comunidad salvadoreña, el gobernador de California, Jerry Brown, asistió a la misa. Los salvadoreños son el segundo más grande grupo de personas nacidas en el extranjero en Los Ángeles, y el 57% de ellos son católicos.

Misa de acción de gracias del 2015. Foto cortesía de la Arquidiócesis de L.A.
Antes del Arzobispo Gómez, su antecesor el cardenal Roger Mahony, quien defendió los derechos de los inmigrantes y trabajadores del campo y es un hispanohablante, presidió una misa en San Salvador para el 20 ° aniversario del martirio de Romero en el año 2000. Mahony fue el único cardenal estadounidense que asistió a la beatificación de Romero el año pasado.

Tuesday, June 28, 2016

Romero, the Hunted


BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015





#BlessedRomero #MartyrOfMercy

A commentary by the Salvadoran writer Berne Ayala on the forensic aspects of the assassination of Blessed Oscar Romero offers new insights by which to analyze the “Odium Fidei” (hatred of the faith) of his murderers. Ayala, who had military and political membership in the Salvadoran Communist Party during the Salvadoran Civil War, examines the weapons used and the damage they caused to essentially conclude that Archbishop Romero was hunted like an animal by his persecutors, almost like a modern St. Sebastian—the saint who is usually depicted tied to a pole under a hail of arrows from persecutors who want to ensure he is dead.

Romero’s murderers, says Ayala, used “a gun and ammunition that are often used in the sport of hunting;” but not any type of hunting—say, for quail or guinea pig—but “big game” hunting, like polar bears. The goal in deploying such great firepower and destructive force was to deliver a decisive blow, for a surgical kill. Ayala refers to the rifle listed on the agenda for “Operation Pineapple” raided in possession of Roberto D’Aubuisson in 1980 which Ayala believes was used—the .257 Roberts. A fan on a sport hunters’ website boasts having killed a bear with such a rifle, while on another page, another sportsman recounts the ease with which he shot down a mule deer: “This buck took one shot from 200 yards entered behind shoulder at a pretty fair angle and exited his neck, went down so fast I thought he vaporized.”

Victims of the .257 Roberts.
When such a rifle was trained on Blessed Romero, it released, says Ayala, “a major impact force which can be over one hundred fifty pounds of energy at the muzzle” and doubled the weight of the prelate’s body over his back, thrusting him backwards to the ground. But far from being an uncontrolled explosion, it was an expertly managed application of power, Ayala writes: “the way a billiard player defines ahead of time the chain of impact, and the pockets where he wants to put this or that ball.” Thus, the shooter could “infer the angle of deviation of the bullet from its rotation and therefore its fragmentation” inside Romero’s thorax and its lodging in his chest, without leaving his body. The goal was to cause maximum internal damage to vital organs, severe internal bleeding and blood clotting “enough to kill a man in a few seconds.” Ayala assumes that the sniper “most likely studied the place and practiced shooting at fifty meters before arriving outside the chapel on that Monday March 24, 1980”.

While Ayala (author of “La Bitácora de Caín” [Cain’s Log]—a novel about the conspiracy to assassinate Archbishop Romero) merely comments on the logistical and operational implications of the crime, he also raises certain theological issues. To hunt a man down like an animal, holding the highest authority of the Church to such a beastly regard, is to deny Man the dignity of being a Son of God, which implies hatred of the faith that teaches otherwise. In contrast to  the other messy and brutal murders of the era, the surgical assassination of the despised, “polemical” Archbishop reflects a singular resolve to destroy him.

This crime required a special skill, a great calculating finesse, and was executed by an elite with abundant material and financial resources” concludes Ayala. “The secrecy that surrounds this case can only be maintained with the slobber of power.”

Como una presa cazada


 
BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015
 

 




Un comentario del escritor salvadoreño Berné Ayalá sobre los aspectos forenses del asesinato del Beato Óscar Romero presenta nuevos insumos para analizar el “odium fidei” (odio a la fe) de los asesinos.  Ayalá, que tuvo militancia política y militar en el Partido Comunista Salvadoreño durante la guerra civil salvadoreña, examina las armas y el daño causado, para llegar a la conclusión esencialmente que Mons. Romero fue cazado como un animal por sus perseguidores, casi como un nuevo San Sebastián—el santo generalmente representado atado a un poste bajo una lluvia de flechas de perseguidores que quieren asegurar que esté muerto.

Los asesinos de Romero, dice Ayalá, utilizaron “un arma y munición que suele utilizarse en un deporte como la caza”; pero no una caza cualquiera—dígase, codornices o conejillos de indias—sino la “caza mayor” como de osos polares.  El objetivo al desplegar tan gran poder de fuego y fuerza destructiva era de lograr un golpe certero, una matanza quirúrgica.  Ayalá se refiere al fusil listado en la agenda de la “Operación Piña” allanada en posesión de Roberto D’Aubuisson en 1980 que Ayalá considera que fue utilizado—el .257 Roberts.  Una fanática en una página web de cazadores deportivos pavonea haber matado un oso con un rifle Roberts, mientras que en otra página, otro deportista comenta la facilidad con la que derribó un ciervo mula: “Este ciervo absorbió un tiro desde 200 yardas introducido detrás del hombro en ángulo bastante ajustado y le salió por el cuello.  Cayó tan rápido que pensé que se había vaporizado.”

Víctimas del .257 Roberts.
Cuando semejante rifle detonó sobre el Beato Romero, liberó según Ayalá “una mayor fuerza de impacto que puede superar las ciento cincuenta libras de energía en la boca del cañón” y dobló el peso del cuerpo del prelado sobre su espalda, empujándolo hacia atrás al suelo.  Pero lejos de ser una explosión descontrolada, se trataba de un uso de energía expertamente gestionada, escribe Ayalá: “de la manera que un jugador de billar define con suficiente antelación los impactos en cadena y las troneras donde ha de meter esta o aquella bola”.  Así, el tirador pudo “presumir el desvío de la bala a partir de su ángulo de rotación y por consiguiente la fragmentación” dentro del tórax de Romero y su incrustación en su pecho, sin salir de su cuerpo.  El objetivo: causar el máximo daño interior a los órganos vitales, una grave hemorragia interna y una coagulación de sangre “suficiente para matar a un hombre en pocos segundos”.  Ayalá supone que el francotirador “muy probablemente estudió el lugar y practicó el tiro de cincuenta metros antes de llegar frente a la capilla aquel lunes 24 de marzo de 1980”.

Si bien Ayalá (autor de “La Bitácora de Caín”—una novela sobre la conspiración para asesinar a Mons. Romero) se limita a comentar las implicaciones logísticas y operacionales del crimen, no deja de aludir a los aspectos teológicos del asunto.  Cazar a un hombre como un animal, sujetar a la autoridad más alta de la Iglesia a una trata así bestial, es negar al hombre la dignidad de ser hijo de Dios y por eso implica odio a la fe que nos enseña lo contrario.  En contraste a otros asesinatos desordenados y brutales de la época, el asesinato quirúrgico del despreciado arzobispo “polémico” refleja una gran determinación para acabar con él.

Este crimen requirió de una pericia especial, de una fineza muy calculada y fue  concertado por una élite con abundantes recursos materiales y financieros”, finaliza Ayalá.  El secreto que ronda este caso solo puede mantenerse con las babas del poder”.

Monday, June 27, 2016

Memo to NCR (Don’t forget El Salvador/Romero)


 
BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015
 
 
Super Martyrio's count of Romero/El Salvador stories on NCR shows a steep dropoff after a large spate of stories related to the beatification last year.  This year so far has the fewest stories since 2012.
#BlessedRomero #MartyrOfMercy
The U.S. Bishops designated Blessed Oscar Romero a “Witness to Freedom”—to the disinterest of the U.S. Catholic press, which has ignored the story.   Not a word about it in NCR.
The National Catholic Reporter used to cover Oscar Romero so often that it once went as far as to write that, “We sometimes ponder who has gotten the most coverage (‘ink’) from NCR over the years, Dorothy Day or Oscar Romero. Probably about even.”  NCR’s Romero coverage, which has in the past included my own work, is down precipitously this year.  A cynic might say that, now that Romero has been beatified and has become a symbol of Catholic officialdom, the dissident-minded NCR has abandoned him.  Let’s assume that’s not the reason, but regardless of what the explanation for the shut-out, here are three reasons NCR and its readers should not let up on Romero and El Salvador this year.
First, there is a lot going on in El Salvador and the country needs North American solidarity as much as ever.  El Salvador is plagued by gang violence that has recently brought murder rates to crisis levels not seen since the 1980s civil war.  Efforts to extradite Salvadoran army officers accused of the 1989 San Salvador Jesuit Massacre have come to their high noon hour and the need for international pressure to be brought to bear on the Salvadoran government to live up to its international human rights commitments is very grave.
Second, the Salvadoran Church has shown a dramatic willingness to take up the example of Romero and international support for its efforts would be a shot in the arm.  Among other things, current San Salvador Archbishop Jose Luis Escobar Alas has released a ground-breaking and staggering pastoral letter addressing the pervasive violence in El Salvador that is truly prophetic, and updates Romero’s legacy in the Age of Francis.  That NCR has not covered this story is an oversight that cries out to be corrected.
Third and finally, Romero lives—as he prophesied he would—in the Salvadoran people.  For years leading up to the beatification, progressives have fretted that the beatified Romero would become a watered-down saint.  Yet here is a story playing out where Romero is being integrated into the folk fervor of ordinary Salvadorans, at the same time that the core message of Liberation Theology is resonating once again not only in Latin America but in the corridors of the Vatican.  While Romero has been embraced by Catholic officialdom, he continues to challenge and appeal to conscience of Christians the world over, in a message rendered fresh by new violence and prosecution, as well as the magisterium of a Latin American pope.
This is a time when NCR should intensify its coverage and analysis of Romero, following his much longed-for beatification.  It is certainly not the time to close this book and file it on the shelf.

Wednesday, June 22, 2016

Una imagen falsa del Beato Romero


 
BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015
 

 
La escritora (derecha) observa el levantamiento de un afiche del beato

Google Translate
English | italiano


En una columna de opinión en la revista nicaragüense Confidencial, la escritora María López Vigil propone como un “consejo” del Beato Mons. Romero contra la homofobia aceptar las partes de la Biblia que agradan y descartar las que no parecen.  Citando un supuesto pronunciamiento apócrifo del obispo mártir, López Vigil le atribuye estas palabras:

«Lean toda la Biblia, pues. Y si lo que leen les ayuda a vivir mejor, a caminar, si les da paz, se lo echan a la bolsa buena del pantalón. Y lo guardan. Pero si lo que leen no les sirve, si les aflige, si no están en acuerdo con eso que leen, échenlo a la bolsa rota del pantalón...y así mejor lo van botando por el camino».

La declaración atribuida, de procedencia dudosa, es sumamente anti-Romeriana y por eso no debería ser aceptada como una auténtica enseñanza del Beato y Mártir.

El sentimiento atribuido choca con múltiples enseñanzas del Beato, quien predicaba de que:

  • Hemos de creer una fe no a nuestro gusto sino según la voluntad del Señor, y hemos de vivir una moral no inventada por nosotros sino como Dios la quiere con sus Mandamientos” (Homilía del 19 de febrero de 1978).
  • No debe de jugar uno con el evangelio, no debe de interpretarlo o manipularlo uno, según sus conveniencias … Muchas veces es duro contra nuestros propios caprichos, contra nuestros deseos de placer, contra nuestros egoísmos; pero dichoso el que hace prevalecer no sus caprichos, sino el evangelio del Señor” (Hom. 10 feb. 1980).
  • Es conveniente leer el Viejo Testamento, leer sobre todo los profetas y escuchar en el acento de los profetas las reprensiones severas, los llamamientos al orden que los profetas hacían … Conviértanse, renuévense” (Hom. 29 ene. 1978).
  • Esta palabra que se ha leído, aunque fue escrita hace muchos siglos, es palabra de un Dios eterno hablándole hoy aquí a [los] salvadoreños” (Hom. 9 abr. 1978).
  •  La palabra que salva no es la palabra del hombre, sino la Palabra de Dios; y por eso tiene que tener el cuidado de mantenerse en sintonía perfecta con lo que Dios quiere, con lo que Dios pide” (Hom. 7 abr. 1977).

El Beato Romero explícitamente insiste en la vigencia de la moralidad sexual derivada de la Biblia y plasmada en el Magisterio de la Iglesia:

  • Aunque muchos digan: ‘¿Por qué la doctrina de la Iglesia se va a meter en la intimidad del matrimonio?’ Sí, tiene derecho, porque es guardiana de la Ley de Dios y de la naturaleza. Y en nombre de esa ley habla … desde su competencia evangélica, el reclamo de Dios a la humanidad” (Hom. 2 jul. 1978).
  • Cuando el Papa dice: esto es lícito, esto no es lícito, no estemos jugando con interpretar de otro modo sus palabras … no busquemos interpretaciones permisorias” (Hom. 27 ago. 1978).
  • El día en que un sacerdote, o una comunidad, o un catequista, un agente de pastoral prefiera los caprichos del pueblo a las inspiraciones del Magisterio de la Iglesia, ya no es Iglesia, ya está predicando algo muy terrenal, muy humano” (Hom. 6 ene. 1980).

De hecho, Mons. Romero contradice aquello que la Sra. López Vigil explícitamente aconseja hacer.  Escribe ella “cuando alguien lea un mensaje homofóbico, en el libro del Levítico o en las cartas de Pablo, tenga la libertad de [ignorarlo y descartarlo]”.  Pero Mons. Romero aconseja otra cosa sobre estas mismas escrituras:

  • Lean en el Levítico ... Cristo respeta las leyes eclesiásticas de su tiempo, como las debemos de respetar todos” (Hom. 9 oct. 1977).
  • Quiero salvar a todos, le dice Pablo a Timoteo. Él nos quiere santificar, es iniciativa suya.  Queridos hermanos, la religión no es invento de hombre, nadie se puede forjar un cristianismo a su gusto ... Es Dios el que nos manda predicar, es palabra de Evangelio la que tenemos que decir” (Hom. 19 feb. 1978).

Es notable que la Sra. López Vigil tiene antecedentes de atribuir a Mons. Romero palabras que contradicen sus posturas establecidas.  La escritora ha insistido sobre una versión del encuentro del Beato con el Papa San Juan Pablo II que difiere dramáticamente del relato que el mismo Romero cuenta en sus diarios y homilías.  Se detecta en la Sra. López Vigil una tendencia a usar la persona de Romero para promover ideas suyas, que tienden todas a aprovechar la figura del mártir para restar credibilidad a la Iglesia.  De hecho, la Sra. López Vigil provocó el enojo del mismo Romero en octubre de 1979, cuando este apoyó provisionalmente a la Junta Revolucionaria que tomó el poder en El Salvador y ella dio el respaldo a un movimiento cercano a la guerrilla que había criticado duramente a Romero.


Lo que se debe “echar al bolsillo roto” son las tergiversaciones antojadizas.