Friday, July 22, 2016

La costola del Beato Romero



BEATIFICAZIONE DI MONSIGNOR ROMERO, 23 MAGGIO 2015

Romero al Policlinico; Don Gaspar con P. Sobrino e la reliquia.

Una delle più notevole reliquie del Beato Oscar A. Romero è stato collocata nella piccola casa dove Romero ha vissuto nel campus dell’Ospedale Divina Provvidenza a San Salvador. La curatore britannica Janet Graffius racconta il processo nell’ultima edizione di Romero News, la newsletter del Romero Trust di Londra. La reliquia, dice Graffius, è “un sinistro ricordo del sacrificio di Romero; un pezzo della sua costola, rimosso al post mortem e affidato al fratello minore di Monseñor, Don Gaspar Romero”.
Per contestualizzare la reliquia, è necessario tornare al momento in cui la reliquia è stato raccolta. Romero era stato inizialmente ammesso al Policlinico Salvadoregno per cercare di salvare la sua vita, ma alla fine è stata eseguita un’autopsia dopo gli sforzi per salvarlo hanno diventato inutile. Mentre la notizia dell’omicidio si diffuse in tutta la città, la gente hanno iniziato ad arrivare in ospedale, tra cui, i fratelli di Romero Tiberio, Mamerto, e Gaspar, e la sorella Zaida. “Quando sono arrivato, non volevano farmi entrare, ma li ho detto chi ero”, Gaspar Romero ha ricordato in un’intervista. “Circa 10 di sera, tutti i miei parenti sono venuti a, e ho passato tutta la notte lì”.
Zaida Romero ha raccontato il dramma pietoso prima di morire a pochi anni fa:
Alla porta del policlinico mi sono imbattuto con la mia nuora. Lei dice, "Donna Zaida, Donna Zaidal", e tutti quelli che erano con lei mi hanno abbracciato. "Calmata, calmata, si dovrebbe ricordare ciò che li ho detto". Non volevano lasciarmi entrare nella sua stanza. "Entrerò", dissi, "perché sono stato al suo fianco per 26 anni". [Dopo sono entrata] ho baciato la sua fronte e poi non so perché ho stretto i suoi piedi. I suoi piedi erano già freddi, freddi. Che brutta cosa.
Gaspar Romero e suo fratello Mamerto, anche morto, rimasti accanto dal corpo per ciò che sarebbe seguito. “Ho visto quando hanno aperto il lato sinistro del petto per estrarre i frammenti spezzettati del proiettile”, ricorda Gaspar Romero. La vedova di Mamerto ricorda come alla fine il fratello vividamente ricordato l’schegge nella carne e nei tessuti del torace. “Diceva tutto il tempo, è stato come granelli di sabbia e mai poteva dimenticarlo”, dice Tinita, vedova di Mamerto.
Roberto Cuellar, membro del ufficio di assistenza legale arcidiocesano, è stato anche accanto al martire alla necroscopia. “La cosa più impressionante del’autopsia”, ricorda Cuellar, “è stato vedere come hanno rotto lo sterno, perché quelli erano metodi rudimentali senza seghe meccanizzati e strumenti elettrici che vengono utilizzati oggi. Con Romero, hanno dovuto usare una sorta di scalpello. Tap, tap, tap !, per rompere l’osso”, afferma Cuellar martellando l’aria. Secondo il rapporto dell’autopsia, “Il proiettile penetrato fino al cuore e ha seguito un percorso trasversale, infine, fermandosi alla quinta costola dorsale”.
Dopo la procedura, la scena è diventata una sorta di caccia al tesoro in cui ognuno ha cercato di prendere qualche ricordo—o reliquia—di quel momento terribile, ma storico: una fiala di sangue di Romero che i medici avevano raccolto; lenzuola macchiati di sangue che le suore poi modellato in scapolari da distribuire ai fedeli; pezzi del proiettile; un fazzoletto usato per asciugare il sangue dal corpo di Romero ... anche la sua croce pettorale.
Quando un giornalista stava uscendo con il pezzo di costola estratto dal petto del martire, Gaspar Romero lo fermò e lo ha costretto a dargli la preziosa reliquia. Egli ha mantenuto la reliquia questi trentacinque anni. In quel tempo, “l’osso si era deteriorato in una massa di polvere sbriciolato”, dice la curatore Graffius.
Sotto il mio consiglio, Don Gaspar ha permesso  di asciugarsi l’osso, e ho diviso in due piccoli reliquiari di cristallo”, dice Graffius. “Uno è stato mantenuto dalla famiglia di don Gaspar, l’altro lui ha generosamente donato alle suore presso l’Ospedale della Divina Provvidenza”, il luogo dove Romero aveva vissuto negli ultimi tre anni, e dove ha dato la sua vita in quel fatidico 24 marzo 1980.
Il processo è stato completamente registrato, firmato e approvato da un avvocato canonico, e il reliquiario è stato consegnato alle suore nel novembre 2015. È stata una giornata profondamente emozionale per tutti noi”, dice Graffius. “Le suore avevano creato uno spazio per la reliquia, inserito sul pavimento nella stanza che fungeva da suo ufficio, camera da letto e spazio privato per la preghiera. Una tegola di vetro sigillato la reliquia, illuminata da discreti luci di conservazione LED”.
P. Jon Sobrino ha celebrato la Messa che ha formalizzato il passaggio di consegne.


Di Più: Reliquie di Romero

Wednesday, July 20, 2016

Romero Canonization - Amber Alert



BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015

Cathy Weinkam Wesseling photo (Flickr)

#BlessedRomero #MartyrOfMercy
Reviving the red-yellow-green code system used here in the years leading up to the beatification of Blessed Oscar Romero, we can say that the canonization cause now stands under a YELLOW advisory.  In this system, "green" denotes progress, "red" indicates stagnation and "amber/yellow" indicates moderate or slow forward motion.  The designation of the yellow or moderate level now is based, among other things, in comments by the postulator of the cause, Archbishop Vincenzo Paglia, who told the site Tierras de América that he still expects Romero to be canonized, but not immediately.

All the challenges and controversies have been overcome.  “The only problem is the miracle,” Paglia told the Argentina-based website. “We have studied some cases of healing, but they cannot be put forward, and for that reason I have not even presented them [to the Congregation for the Causes of Saints]. We felt it was best to avoid rejections.”  In January of this year the Salvadoran Church sent information on three unexplained cures attributed to Romero, two cancers and a coma, to Rome. However, those were not deemed sufficient and officials were asked to seek new cases.  Information regarding three new cures was subsequently sent.

It seems that God wishes us to savor the distinct stages of Blessed Romero’s commemoration: his beatification last year, the centenary of his birth next year, and his canonization in a year to come. Perhaps, we need to spiritually prepare ourselves.  Perhaps, we need to make this a participatory and not a passive experience.  We can all contribute to the cause by praying for miracles, by praying for a successful conclusion of the cause.

Canonización Romero - Alerta Ámbar



BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015


Foto Cathy Weinkam Wesseling (Flickr)
Reviviendo el sistema de clasificación según los colores rojo-amarillo-verde utilizado aquí en los años previos a la beatificación del Beato Oscar Romero, podemos decir que la causa de canonización ahora se encuentra bajo un asesoramiento AMARILLO. En este sistema, “verde” denota progreso, “rojo” indica estancamiento y “ámbar o amarillo” indica un avance moderado o lento. La designación del nivel amarillo o moderado ahora se basa, entre otras cosas, en los comentarios por el postulador de la causa, monseñor Vincenzo Paglia, quien le dijo al sitio de Tierras de América que aún espera que Romero será canonizado, pero no inmediatamente.

Todos los desafíos y controversias han sido superados.  “El único problema es el milagro,” Paglia dijo al sitio web basado en Argentina. “Hemos estudiado algunos casos de curaciones, pero no se pueden proponer, y por eso ni siquiera las he presentado [a la Congregación para las Causas de los Santos]. Consideramos que era mejor evitar los rechazos”. En enero de este año, la Iglesia Salvadoreña envió información sobre tres curaciones inexplicables atribuidas a Romero, dos de cáncer y un coma, a Roma. Sin embargo, no fueron consideradas suficientes y se pidió a los funcionarios buscar nuevos casos. La información sobre tres nuevas curas se envió posteriormente.

Parece que Dios desea que saboreemos las distintas etapas de conmemoración del Beato Romero: su beatificación el año pasado, el centenario de su nacimiento el próximo año, y su canonización en un año por venir. Tal vez, tenemos que prepararnos espiritualmente. Tal vez, necesitamos hacer de esto una experiencia participativa y no una pasiva. Todos podemos contribuir a la causa orando por milagros, orando por la buena conclusión de la causa.

Canonizzazione Romero - Avviso Ambra



BEATIFICAZIONE DI MONSIGNOR ROMERO, 23 MAGGIO 2015

Foto Cathy Weinkam Wesseling (Flickr)


Rilanciando il sistema di codificati a colori rosso-giallo-verde usato qui negli anni precedenti alla beatificazione del Beato Oscar Romero, possiamo dire che la causa di canonizzazione si trova ora sotto una consulenza GIALLO. In questo sistema, “verde” indica il progresso, “rosso” indica stagnazione e “ambra/giallo” indica il movimento moderato o lento. La designazione del livello giallo o moderato ora si basa, tra l’altro, nei commenti del postulatore della causa, l’Arcivescovo Vincenzo Paglia al sito Terre di America, che Romero sarà santo, ma non subito.

Tutte le sfide e le polemiche sono state superate.  “L’unico problema è quello del miracolo”, Paglia ha detto al sito con sede in Argentina. “Abbiamo esaminato alcune proposte di guarigioni ma non sono proponibili, per cui non le ho neppure presentate [alla Congregazione per le Cause dei Santi]. Abbiamo ritenuto opportuno evitare bocciature”. Nel gennaio di quest’anno la Chiesa salvadoregna ha inviato le informazioni su tre guarigioni inspiegabili attribuite a Romero, due tumori e un coma, a Roma. Tuttavia, queste non hanno state ritenute sufficienti e funzionari sono stati invitati a cercare nuovi casi. Le informazioni riguardanti tre nuove cure è stato successivamente inviata.

Sembra che Dio ci vuole assaporare le fasi distinte della commemorazione del Beato Romero: la sua beatificazione dello scorso anno, il centenario della sua nascita il prossimo anno, e la sua canonizzazione in un anno a venire. Forse, abbiamo bisogno di prepararci spiritualmente noi stessi. Forse, abbiamo bisogno di rendere questo un’esperienza partecipativa e non passiva. Tutti noi possiamo contribuire alla causa pregando per i miracoli, pregando per una positiva conclusione della causa.

Thursday, July 14, 2016

At last justice, for Romero?



BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015


#BlessedRomero #MartyrOfMercy
El Salvador's Supreme Court declared the 1993 post war amnesty law preventing the prosecution of war crimes committed during El Salvador's civil war unconstitutional.  The ruling opens the door for possible prosecutions of crimes against humanity including that of Blessed Oscar Romero, the best known of the over 75,000 civilians killed between 1980 and 1992. [More at Tim’s El Salvador Blog.]
A press statement issued along with the ruling makes approving reference to a 1993 United Nations Truth Commission Report analyzing numerous crimes, and states that the statute of limitations has not run on many of those cases, “as well as others of equal or greater seriousness and importance, which could be attributed to both parties (the Armed Forces and the guerillas), and which are subject to investigation and prosecution by the competent authorities.”  Accordingly, among the cases which now could be pursued is the March 24, 1980 assassination of Romero, which the Truth Commission called “an illustrative case.”

The Romero case is also “illustrative” of how the Amnesty Law formalized an official policy not to investigate.
In the hours and days following the assassination [more on the crime], Judge Atilio Ramirez Amaya, the Criminal Judge of the Fourth Criminal Court in San Salvador, attempted to carry out a serious investigation of the crime, but was actively thwarted by police and other government officials.  Judge Ramirez was surprised that police officials did not call him the night of the crime, as policy required, so he reported to the hospital where Romero’s body was being examined.  He was surprised not to find any police presence when he arrived there.  He asked his secretary to call the police.  They never came.
Following the autopsy, the Judge had his secretary once again phone the police to come secure evidence from the hospital, including bullet fragments found in Romero.  They did not come.
Late in the night, the Judge called the police to join him at the crime scene to search for and collect evidence.  They did not respond.  Judge Ramirez was forced to carry the sensitive material to his home in order to preserve it.  The police did not show up at the crime scene until four days after the assassination, and they did not collect evidence there, nor provide any to the investigating judge.  Judge Ramirez’ conclusions were not incorporated into the official report and the autopsy x-rays “disappeared” from the official file.
On March 25, Judge Ramirez started receiving anonymous death threats.  On March 27, two men arrived at his house, gained entry into the home and attempted to shoot Judge Ramirez with an automatic weapon.  They shot his housekeeper.  Judge Ramirez repelled the attack with a shot gun.  They left in a getaway car, while unknown suspects walked on the roof of his house.  Neighbors observed police cars parked nearby, ignoring the scene.
The next day, Judge Ramirez resigned his position and left El Salvador.  The Truth Commission concluded that “there is sufficient evidence that the failed assassination attempt against [Judge Ramirez] was a deliberate attempt to deter investigation of the case.”
In May 1980, the Salvadoran Army raided a farmhouse where Roberto D’Aubuisson and several of his associates were meeting.  They arrested D’Aubuisson, and confiscated documents planning the Romero assassination.  But the detained were soon released after the military intervened with the military-civilian junta then ruling the country.

Various other furtive attempts to prosecute D’Aubuisson and his cronies were similarly thwarted during the 1980s.  In 1987, the U.S. even captured one of the conspirators and was ready to extradite him for prosecution, but Salvadoran authorities dropped the charges and the U.S. was forced to release him. The enactment of the Amnesty Law in 1993, days after the Truth Commission named D’Aubuisson as the mastermind of the Romero assassination, frustrated all further efforts to hold him responsible.
Back in 1980, the Archdiocesan Legal Aid Office was searched by the National Police in July of that year and files relating to the Office’s investigation of the assassination were removed, never to be seen again.  The lawyers on the staff who were working on the case received death threats and were forced to flee the country.
Notably, one of those lawyers was Florentin Melendez, who now serves on the Constitutional Chamber of the Salvadoran Supreme Court and was one of the magistrates who signed the unconstitutionality decree.
Perhaps now that the landscape has changed so dramatically, there may finally be justice for the victims, including Blessed Romero.  In a pastoral letter published earlier this year, the current Archbishop of San Salvador called for exactly that.


¿Al fin, justicia para Romero?



BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015


La Corte Suprema de El Salvador declaró inconstitucional la Ley de Amnistía de 1993, que inhibe la persecución de crímenes de guerra cometidos durante la guerra civil de El Salvador. El fallo abre la puerta a posibles procesamientos de crímenes contra la humanidad, incluyendo el del Beato Óscar A. Romero, el más conocido de los más de 75.000 civiles asesinados entre 1980 y 1992.
El boletín emitido junto al fallo hace referencia al informe de la Comisión de la Verdad de las Naciones Unidas de 1993 que analiza numerosos crímenes, y afirma que en muchos de esos casos no han prescrito, “así como aquellos otros de igual o mayor gravedad y trascendencia, que pudieran ser imputados a ambas partes (Fuerza Armada y Guerrilla), y que fueran objeto de investigación y enjuiciamiento por las autoridades competentes”. En consecuencia, entre los casos que ahora se podrían llevar es el del asesinato de Romero el 24 de marzo en 1980, que la Comisión de la Verdad llamó “un caso ilustrativo”.

El caso Romero también es “ilustrativo” de cómo la Ley de Amnistía formalizó una política oficial de no investigar los casos.
En las horas y días siguientes al asesinato [más sobre el crimen], el Juez Atilio Ramírez Amaya, el Juez Penal del Cuarto Juzgado de San Salvador, intentó llevar a cabo una investigación seria sobre el crimen, pero fue frustrado activamente por la policía y otros funcionarios del gobierno. El juez Ramírez se sorprendió de que los agentes de policía no le habían notificado la noche del crimen, como el reglamento lo requiere, por lo que llegó sólo al hospital donde se estaba examinando el cuerpo de Romero. Se sorprendió de no encontrar una presencia policial cuando llegó al lugar. Le pidió a su secretario llamar a la policía. Estos nunca llegaron.
Tras la autopsia, el juez pidió a su secretario, una vez más llamar a la policía para tomar posesión de las pruebas del hospital, incluyendo fragmentos de bala encontrados en Romero. Pero no llegaron.
A altas horas de la noche, el juez llamó a la policía para que lo acompañaran a la escena del crimen para buscar y recoger pruebas. Pero no respondieron. El juez Ramírez se vio obligado a llevar el sensible material a su casa con el fin de conservarlo. La policía no se presentó en la escena del crimen hasta cuatro días después del asesinato, y no recogió pruebas, ni proporcionó ninguna al juez de instrucción. Las conclusiones del Juez Ramírez no se incorporaron en el informe oficial de la autopsia y los rayos X “desaparecieron” del archivo.
El 25 de marzo, el juez Ramírez comenzó a recibir amenazas de muerte anónimas. El 27 de marzo, dos hombres llegaron a su casa, lograron entrar en la casa e intentaron disparar al juez Ramírez con un arma automática. Le dispararon a su ama de casa. El juez Ramírez repelió el ataque con una pistola. Los atacantes huyeron en un carro, mientras que otros sospechosos desconocidos caminaban sobre el techo de la casa. Los vecinos observaron carros de patrulla estacionados en las inmediaciones, haciendo caso omiso de la escena.
Al día siguiente, el juez Ramírez renunció a su cargo y se fue de El Salvador. La Comisión de la Verdad concluyó que “hay suficiente evidencia que el fallido intento de asesinato contra el Juez [Ramírez] fue una acción deliberada para desestimular el esclarecimiento de los hechos”.
En mayo de 1980, el ejército salvadoreño allanó una finca, donde Roberto d’Aubuisson y varios de sus colaboradores se reunían. Arrestaron a d’Aubuisson, y confiscaron documentos de la planificación del asesinato Romero. Pero pronto los detenidos fueron puestos en libertad después de que el ejército intervino con la junta cívico-militar que entonces gobernaba el país.

Varios otros intentos furtivos para procesar a d’Aubuisson y sus compinches fueron frustrados de manera similar durante la década de 1980. En 1987, EE.UU., incluso capturó uno de los conspiradores y estaba listo a deportarlo para su enjuiciamiento, pero las autoridades salvadoreñas retiraron los cargos y EE.UU. se vio obligado a liberarlo.  La promulgación de la Ley de Amnistía en 1993, días después de que la Comisión de la Verdad responsabilizara a d’Aubuisson por el crimen de Romero, finalmente frustró todo esfuerzo de llevarlo a la justicia.
En 1980, la Oficina de Socorro Jurídico del Arzobispado había sido allanada por la Policía Nacional en julio de ese año y archivos relacionados con la investigación de la Oficina sobre el asesinato fueron removidos, para no volver a ser nunca más vistos. Los abogados que estaban trabajando en el caso recibieron amenazas de muerte y se vieron obligados a huir del país.
Cabe destacar que uno de los abogados fue Florentín Meléndez, que ahora forma parte de la Sala Constitucional de la Corte Suprema de El Salvador y fue uno de los magistrados que firmaron el decreto de inconstitucionalidad.
Tal vez ahora que el panorama ha cambiado tan dramáticamente, es posible que finalmente habrá justicia para las víctimas, incluyendo el Beato Romero.  En una carta pastoral publicada anteriormente este año, el actual arzobispo de San Salvador pide exactamente eso.


Infine, giustizia per Romero?



BEATIFICAZIONE DI MONSIGNOR ROMERO, 23 MAGGIO 2015


La Corte Suprema di El Salvador ha dichiarato incostituzionale la legge di amnistia del 1993 che impedisce il perseguimento dei crimini di guerra commessi durante la guerra civile in El Salvador. La sentenza apre la porta per eventuali azioni penali di crimini contro l’umanità, tra cui quella del Beato Oscar Romero, il più noto degli oltre 75.000 civili uccisi tra il 1980 e il 1992.
Un comunicato stampa rilasciato insieme con la sentenza fa riferimento ad una relazione della Commissione per la Verità delle Nazioni Unite  di1993 analizzando numerosi crimini, e afferma che questi crimini non sono prescritti, “così come altri di pari o maggiore serietà e importanza, che potrebbe essere attribuiti a entrambe le parti (le forze armate e la guerriglia), e che sono oggetto di indagine e perseguimento da parte delle autorità competenti”.  Di conseguenza, tra i casi che ora potrebbero essere perseguiti è il l’assassinio di Romero il 24 marzo 1980, che la Commissione della Verità definito “un caso illustrativo”.

Il caso Romero è anche “illustrativo” di come la legge di amnistia ha formalizzato una politica ufficiale did non indagare.
Nelle ore e nei giorni successivi l’assassinio, il giudice Atilio Ramírez Amaya, il Giudice penale del Quarto Tribunale a San Salvador, ha tentato di effettuare una seria indagine del crimine, ma ha stato attivamente ostacolato dalla polizia e altri funzionari del governo. Il giudice Ramirez è stato sorpreso dal fatto che i funzionari di polizia non lo chiamano la notte del delitto, secondo le regole, così è andato solo in ospedale dove era stato esaminato il corpo di Romero. Fu sorpreso di non trovare alcuna presenza della polizia quando è arrivato lì. Ha chiesto al suo segretario di chiamare la polizia. Non sono mai venute.
Dopo l’autopsia, il giudice ha chiesto il suo segretario, ancora una volta telefonare alla polizia di venire a raccogliere le prove dall’ospedale, tra cui frammenti di proiettile trovati nel corpo di Romero. Ma non sono venuti.
A tarda notte, il giudice chiamato la polizia ad accompagnarlo sulla scena del crimine per cercare e raccogliere prove. Ma non hanno risposto. Il giudice Ramirez è stato costretto a trasportare il sensibile materiale alla sua casa, al fine di preservarlo. La polizia non si è presentato sulla scena del crimine fino a quattro giorni dopo l’assassinio, e non hanno raccolto prove lì, né fornisce alcuna al giudice istruttore. Le conclusioni del giudice Ramireznon sono state incorporate nel rapporto ufficiale e le radiografie autopsia "scomparsi" dal file ufficiale.
Il 25 marzo, il giudice Ramirez ha ricevuto minacce di morte anonime. Il 27 marzo, due uomini sono arrivati ​​a casa sua, hanno ottenuto l’ingresso in casa e hanno sparato a Ramirez con un’arma automatica. Hanno sparato la sua governante. Giudice Ramirez respinto l’attacco con una pistola. Hanno lasciato in una macchina, mentre sospetti sconosciuti camminavano sul tetto della sua casa. I vicini osservati auto della polizia parcheggiate nelle vicinanze, ignorando la scena.
Il giorno successivo, il giudice Ramirez si è dimesso la sua posizione e ha lasciato El Salvador. La Commissione della Verità concluse che “ci sono prove sufficienti che il attentato fallito contro [giudice Ramirez] è stato un deliberato tentativo di impedire gli indagini del caso”.
Nel maggio del 1980, l’esercito salvadoregno fatto irruzione in una casa colonica in cui Roberto D’Aubuisson e diversi collaboratori sono stati riuniti. Hanno arrestato D’Aubuisson, e hanno confiscato documenti sulla programmazione del assassinio Romero. Ma i detenuti sono stati rilasciati subito dopo che i militari hanno intervenuti con la giunta militare-civile al governo allora del paese.

Vari altri tentativi furtivi di perseguire D’Aubuisson ed i suoi amici sono stati allo stesso modo ostacolati nel corso del 1980. Nel 1987, gli Stati Uniti anche catturato uno dei cospiratori ed stavano pronto a estradarlo per il procedimento penale, ma le autorità salvadoregne hanno respinto le accuse e gli Stati Uniti è stato costretto a liberarlo.  L’entrata in vigore della legge di amnistia del 1993, giorni dopo che la Commissione Verità ha individuato D’Aubuisson come la mente dell’assassinio Romero, finalmente frustrato tutto sforzo per consegnarlo alla giustizia.
Già nel 1980, la Legal Aid arcidiocesana fu perquisita dalla Polizia Nazionale nel luglio dello stesso anno ed i file relativi alla indagine dell’Ufficio dell’assassinio sono stati rimossi, per non essere mai più visto. Gli avvocati dello staff che stavano lavorando sul caso ricevuto minacce di morte e sono stati costretti a fuggire dal paese.
In particolare, uno di quegli avvocati era Florentin Melendez, che ora fa parte della Camera costituzionale della Corte Suprema salvadoregna ed è stato uno dei magistrati che hanno firmato il decreto incostituzionalità.
Forse ora che il paesaggio è cambiato in modo così drammatico, ci possono essere finalmente giustizia per le vittime, tra cui il Beato Romero.  In una lettera pastorale pubblicata prima quest’anno, l’attuale arcivescovo di San Salvador ha chiesto proprio questo.

Monday, July 11, 2016

Romero alongside Sts. John Fisher and Thomas More


 
BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015
 

 
Photo HolaCiudad.com


#BlessedRomero #MartyrOfMercy

One final reflection after venerating the relics of Blessed Oscar Romero alongside those of the English saints, Thomas More and John Fisher, at the L.A. Cathedral, relates to what we can learn from companion martyrs.  More and Fisher were executed just weeks apart in 1535, both by King Henry VIII due to their opposition to Henry’s creation of a breakaway English Church so he could have a divorce without permission from Rome.  The situation immediately raises an analogy with Blessed Romero and Fr. Rutilio Grande, whose deaths were similarly not simultaneous but still considered to be closely linked within the framework of the Salvadoran Church-State conflict.

So closely linked were Thomas More and John Fisher that they were beatified together by Pope Leo XIII in 1886, and also canonized together by Pope Pius XI in 1935.  They share a feast day in both the Catholic and the Anglican calendars.  Catholicism commemorates both saints on June 22—the anniversary of Fisher’s martyrdom; the Anglican world observes a July 6 memorial—the anniversary of More’s death.  The linkage between the sainthoods of Fisher and More resembles the drive in the Salvadoran Church to have Archbishop Romero canonized and Fr. Rutilio Grande beatified in a single ceremony.

More broadly, the linkage between More and Fisher recalls the conceptual approach to the martyrdom of Romero and Grande.  As revealed in Romero’s «Positio Super Martyrio», the archbishop’s martyrdom was established by proving three related points: (1) there was persecution in El Salvador; (2) its violence was directed toward members of the Church; (3) the same persecution struck Archbishop Romero. «Positio», chapter XX.  In order to establish that Grande is a martyr, the same approach should work.  In effect, points (1) and (2) will be the same for Grande as they were for Romero, and they have already been established.  The only thing Grande’s postulators will have to establish is point (3), that the same persecution reached Grande, essentially substituting Grande’s name for Romero (and making the corresponding factual showing).

At the time of his execution, many drew parallels between the martyrdom of Fisher and that of John the Baptist, who was executed by King Herod Antipas for challenging the validity of Herod's marriage to his brother's divorcée Herodias. Fittingly, many have drawn similar parallels to John the Baptist for the Salvadoran Jesuit, Rutilio Grande.  Those comparisons are made in relation to Romero, for whom Grande is said to be the forerunner prophet (as the Baptist was for Christ).

These companion martyrs also show us that Jesus sends forth his disciples “two by two” (Mark 6: 7).

Romero con SS. Juan Fisher y Tomás Moro


 
BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015
 
 
Foto HolaCiudad.com
Una última reflexión después de venerar las reliquias del Beato Óscar A. Romero junto a las de los santos ingleses, Tomás Moro y John Fisher, en la catedral de Los Ángeles, contabiliza lo que podemos aprender de los compañeros mártires. Tomás Moro y Fisher fueron ejecutados a sólo semanas de diferencia en 1535, ambos por el rey Enrique VIII, debido a la oposición de ellos a la creación de Henry de una Iglesia en ruptura para obtener un divorcio sin el permiso de Roma. La situación plantea inmediatamente una analogía con el Beato Romero y el P. Rutilio Grande, cuyas muertes fueron igualmente no simultáneas, pero todavía se consideran estar estrechamente vinculadas en el marco del conflicto Iglesia-Estado salvadoreño.
Tan estrechamente ligados estuvieron Tomás Moro y John Fisher que fueron beatificados juntos por el Papa León XIII en 1886, y también canonizados juntos por el Papa Pío XI en 1935. Los dos comparten una fiesta, tanto en el calendario Católico como el anglicano. El catolicismo conmemora los dos Santos, el 22 de junio—el aniversario del martirio de Fisher; el mundo anglicano observa el memorial el 6 de julio—el aniversario de la muerte de Moro. La vinculación entre la santidad de Fisher y Moro nos hace pensar en la campaña en la Iglesia Salvadoreña por canonizar a Romero y beatificar a Grande en una sola ceremonia.
En términos más generales, la vinculación entre More y Fisher recuerda el enfoque conceptual para el martirio de Romero y Grande. Según revelado en la «Positio super martyrio» de Romero, el martirio del arzobispo fue establecido al comprobar tres puntos relacionados: (1) hubo persecución en El Salvador; (2) su violencia fue dirigida hacia miembros de la Iglesia; (3) la misma persecución agredió a Mons. Romero. «Positio», capítulo XX. Para establecer que Grande es un mártir, el mismo argumento debería funcionar. En efecto, los puntos (1) y (2) serán los mismos para Grande que fueron para Romero, y que ya se han establecido. Lo único que los postuladores de Grande tendrán que establecer es el punto (3), que la misma persecución alcanzó a Grande, sustituyendo esencialmente el nombre de Grande por el de Romero (y haciendo la proyección de hechos correspondiente).
En el momento de su ejecución, hubo muchos paralelismos entre el martirio de Fisher y el de San Juan Bautista, que fue ejecutado por el rey Herodes Antipas por impugnar la validez del matrimonio de Herodes con la ex esposa divorciada de su hermano, Herodías. Oportunamente, muchos han trazado paralelos similares entre San Juan Bautista y el jesuita salvadoreño, Rutilio Grande. Esas comparaciones se han hecho en relación a Romero, para quien Grande se dice haber sido un profeta precursor (como el Bautista lo fue para Cristo).
Estos compañeros mártires también nos muestran que Jesús envía a sus discípulos “de dos en dos” (Marcos 6, 7).

Friday, July 08, 2016

Romero and St. Thomas Becket


BEATIFICATION OF ARCHBISHOP ROMERO, MAY 23, 2015

 
John Paul II and the Archbishop of Canterbury pray at the altar where St. Thomas Becket was martyred; during the May 1982 ceremony, they also lit a candle for Oscar Romero.

#BlessedRomero #MartyrOfMercy
Venerating the relics of Blessed Oscar Romero and the English saints, Thomas More and John Fisher, at the L.A. Cathedral was occasion to reflect on the lessons of the English martyrs, particularly as it relates to the political dimension of martyrdom.

Martyrdom, we must say, is historically related to politics.  There is, as it were, a political dimension to martyrdom.  Los Angeles Archbishop Jose H. Gomez acknowledged this during his homily at the Cathedral ceremony, when he said that, “Following Jesus means that we are going to come in conflict with the authorities in society, just as Jesus did and just as the saints and martyrs did.”

The English saints like St. Thomas More, follow that pattern.  Before More, though, another English martyr had run afoul of earthly authority, and that was St. Thomas Becket, the last archbishop killed at the altar before Blessed Romero.  There are many parallels between Becket and Romero.  Becket originally enjoyed the support of the powerful, having been favored by the King, who expected Becket, a personal friend, to do his bidding.  Becket instead became a staunch defender of Church interests in a conflict between Church and state.  Becket was urged by the Pope of his day to compromise with the King and he sought to do so, but refused to compromise his principles.  In the end, Becket was killed at the altar by four of the King’s knights after the King, in frustration, had blurted out, “Who will rid me of this turbulent priest?”

These parallels between Becket and Romero are obvious, and so are the political overtones to much of Becket’s story.  King Henry did not lash out against Becket primarily because he hated the Christian faith.  The King was frustrated that Becket was thwarting his political plans.  The King and the Archbishop had an ongoing turf war.  Becket was excommunicating officials who took the King’s side—he was a thorn on the King’s side.  Nevertheless, Becket was canonized within 3 years of his assassination.  The speed is attributed to Becket’s popularity among the commoners, and to the horrified reaction of Christian Europe to a murder at the altar.  In fact, Pope Alexander III made King Henry II submit himself to humiliating public acts of contrition, including wearing a hair shirt and having to make a pilgrimage to Becket’s tomb to be forgiven.

The similarities between Becket and Romero continue after their deaths.  When Henry VII broke away from the Catholic Church in the 1500s, he had Becket’s shrine destroyed and his bones scattered.  This event recalls the action of the Salvadoran military, when, during the massacre of the Jesuit staff of San Salvador’s Jesuit university in 1989, they shot up and desecrated the photograph of Romero on the wall—a symbolic second killing of the martyr.  Those acts are a testament to the power of the martyrs, who continue to speak after they are dead, and continue to bother and vex their persecutors.

Romero y Sto. Tomás Becket


BEATIFICACIÓN DE MONSEÑOR ROMERO, 23 DE MAYO DEL 2015

 
Juan Pablo II y el Arzobispo de Canterbury oran ante el altar donde Santo Tomás Becket fue martirizado; durante la ceremonia de mayo 1982, también encendieron una vela por Óscar Romero.

Venerar las reliquias del Beato Oscar Romero y los santos ingleses, Tomás Moro y Juan Fisher, en la catedral de Los Ángeles fue ocasión para reflexionar sobre las lecciones de los mártires ingleses, particularmente en lo que a la dimensión política del martirio se refiere.

El martirio, hay que decirlo, tiene que ver históricamente con la política. Existe, por decirlo así, una dimensión política del martirio. El Arzobispo de Los Ángeles José H. Gómez lo reconoció durante la homilía de la ceremonia de la catedral, cuando dijo que: “Seguir a Jesús significa que vamos a entrar en conflicto con las autoridades de la sociedad, tal como lo hizo Jesús, y también como lo hicieron los santos y los mártires”.

Los santos ingleses como Santo Tomás Moro, siguen ese patrón. Pero aún antes que Santo Tomás, otro mártir Inglés había entrado en conflicto con la autoridad terrenal, y este era Santo Tomás Becket, el último arzobispo asesinado en el altar antes que el Beato Romero. Hay muchos paralelos entre Becket y Romero. Becket inicialmente contó con el apoyo de los poderosos, favorecido por el rey, que esperaba que Becket, un amigo personal, hiciera su voluntad. Pero Becket se convirtió en un firme defensor de los intereses de la Iglesia en el conflicto entre la Iglesia y el Estado. Becket fue instado por el Papa de su tiempo a un compromiso con el Rey y trató de lograrlo, pero se negó a comprometer sus principios. Al final, Becket fue asesinado en el altar por cuatro soldados del rey después de que el rey, frustrado, había exclamado: “¿Quién me librará de este sacerdote polémico?

Estos paralelismos entre Becket y Romero son obvios, y también lo son las connotaciones políticas de la historia de Becket. El Rey Enrique no arremetió contra Becket principalmente porque odiaba la fe cristiana. El rey estaba molesto por que Becket iba frustrando sus planes políticos. El rey y el arzobispo peleaban una guerra territorial entre los dos. Becket iba excomulgando a los funcionarios que se hacían al lado del Rey—se había vuelto una espina en el costado del Rey. Sin embargo, Becket fue canonizado dentro de 3 años de su asesinato. La velocidad se atribuye a la popularidad de Becket entre los plebeyos, y a la reacción de horror de la Europa cristiana ante un asesinato en el altar. De hecho, el Papa Alejandro III obligó al Rey Enrique II a someterse a humillantes actos públicos de contrición, incluyendo de vestir un cilicio y tener que hacer una peregrinación a la tumba de Becket para ser perdonado.

Las similitudes entre Becket y Romero continuaron después de sus muertes. Cuando Enrique VII se separó de la Iglesia Católica durante los 1500s, mandó a destruir el santuario de Becket y a dispersar sus huesos. Este evento recuerda la acción de los militares salvadoreños, cuando, durante la matanza de la facultad de la universidad Jesuita de San Salvador en 1989, dispararon y profanaron el retrato de Romero en la pared, un segundo asesinato simbólico del mártir. Dichos actos son un testimonio del poder de los mártires, que siguen hablando después de muertos, y continúan a molestar y vejar a sus perseguidores.