Friday, November 22, 2013

Passaggio sicuro per Mons. Romero alla CCS


 
Il chierico che dirige la Congregazione per le Cause dei Santi (“CCS”), l’autorità della Chiesa cattolica incaricata di riconoscere nuovi santi—ha detto che nulla si trova ora nel percorso di beatificazione di Mons. Oscar A. Romero di El Salvador. Tale dichiarazione è stata attribuita al card. Angelo Amato (foto), Prefetto della CCS, da un altro grande chierico, card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, che dirige il Global Council of otto cardinali consulenza Papa Francesco sulle riforme per la Chiesa. Scheda. Rodriguez è stato a Verona, presentando un seminario sulla dottrina sociale della Chiesa, quando ha detto ai giornalisti: “Ho chiesto al cardinale Amato ... se ci sono ostacoli per la beatificazione dell'arcivescovo Romero e questi mi ha detto di no”, secondo un articolo di notizie italiano. “Ritengo pertanto che si deve continuare con questo progetto”, ha concluso il Cardinale.
La notizia è importante per tre ragioni. In primo luogo, è la prima indicazione e quella di più alta source su prospettive favorevoli nella CCS. In precedenza, nel mese di aprile dell’anno, è stato ampiamente riportato che il nuovo papa era desideroso di ottenere lo spostamento del processo e aveva sollevato un ordine di attesa imposto in un momento precedente non specificato. Dopo, nel mese di luglio, è stato riferito che la Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricata di salvaguardare l’ortodossia cattolica, aveva accettato di procedere alla beatificazione. La notizia che la CCS, troppo, ha dato una luce verde è nuova, ma non ci dice quanto siamo vicini alla fine. Ad esempio, per dire che non ci sono “ostacoli” non vuol dire che non ci sono “posti di controllo” procedurali o passaggi formali che devono ancora essere prese, più significativo di questi, l’esame e l’approvazione delle commissioni di cardinali e teologi, che avrebbe quindi inviare Papa Francesco, un decreto che riconosce il martirio di Romero, per il Papa di firmare.
In secondo luogo, L’affermazione del card. Rodriguez è molto rivelatrice sul funzionamento interno della curia romana nella gestione della causa di canonizzazione. Il fatto che il card. Rodriguez, che a volte viene indicato come il “vice Papa” a causa del suo ruolo nel consiglio di riforma, ha chiesto al Prefetto del CCS per un rapporto sullo stato suggerisce una spinta per portare il processo avanti. Sarebbe difficile immaginare che una tale richiesta sarebbe stata messa da parte dai CCS, dato la vicinanza del card.Rodriguez al suo compagno latino-americano, Papa Francesco, e dato il profilo del card. Rodriguez come una voce morale sulla giustizia sociale e come rappresentante dell’America Latina (paese del Card. Rodriguez, Honduras, è accanto al paese di Mons. Romero, El Salvador; Rodriguez ha incontrato Romero ed è un noto discepolo di Romero).
Infine, l’attenzione del card. Rodriguez sulla mancanza di “ostacoli” indica che, anche in assenza di un annuncio di beatificazione, i fedeli devono avere fiducia che la beatificazione è all’orizzonte. La mancanza di un annuncio finora può essere correlato alla politica. Secondo mons. Jesús Delgado, un chierico salvadoregno che era vicino a Romero, potrebbe essere imprudente per la Chiesa di agire prima delli elezioni presidenziali in El Salvador nel 2 febbraio 2014 (l’esito non può essere determinato fino al ballottaggio, che si terrà il 9 marzo). Una attesa fino a dopo le elezioni non sarebbe senza precedenti: la Chiesa ha fatto lo stesso per quanto riguarda la beatificazione del martire cristero Miguel Pro, attesa fino a dopo le elezioni presidenziali in Messico nel 1987, anche se questo anno è stato il 60 ° anniversario del martirio di Pro. L’annuncio sul “non ostacoli” può dare al sistema politico salvadoregno un avvertimento di quello che verrà.
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